lunedì 2 ottobre 2017

“Sogni di vetro” di Mariangela Camocardi

SOGNI DI VETRO
di Mariangela Camocardi
LEGGEREDITORE
Campagna lombarda, ottobre 1885. Virginia deve affrontare una difficile prova: comunicare all’affascinante e altero barone Vito Giordani che sta per diventare padre.

Intimorita dall’imponenza della casa del barone e raggelata dallo sguardo malevolo e dal tono inquisitorio della madre di questi, Vittoria si chiede se davvero la sua sia stata la scelta più giusta da fare
.
La giovane, non ancora maggiorenne, sa di non poter aspirare a diventare la moglie del Giordani, l’unico suo desiderio è quindi quello di trovare un luogo tranquillo dove poter portare a termine la sua gravidanza.

Una volta nato il bambino è sua intenzione, infatti, lasciare casa Giordani e provvedere lei stessa a crescere da sola il figlio.

Orfana di madre, fin da piccola Virginia è stata costretta a subire ogni genere di soprusi e angherie da parte di un padre prepotente e di un fratello tutt’altro che premuroso e attento.

Non stupisce quindi che la ragazza sia alla ricerca di un riparo accogliente per poter trascorre un periodo così difficile e particolare della propria vita.

Vito Giordani però non solo non ricorda nulla del loro intimo incontro, ma ha proprio rimosso il fatto di aver già conosciuto Virginia.

Alla festa, nella quale loro si sarebbero appartati nel giardino, egli era completamente ubriaco nonostante la ragazza non se ne fosse assolutamente resa conto.
Il fatto non stupisce ovviamente coloro  che conoscono il barone da anni perché Vito Giordani è solito sembrare perfettamente sobrio anche quando è completamente ubriaco.

Dagli equivoci nati intorno a quella sera prende quindi il via un racconto alquanto sorprendente.

“Sogni di vetro” è un vero e proprio romance e la sua autrice, Mariangela Camocardi, è una prolifica scrittrice molto conosciuta dagli appassionati del genere.

L’inizio di “Sogni di vetro” ricorda in parte la vicenda narrata nel racconto di Heinrich von Kleist intitolato “La marchesa von O.” nel quale la protagonista all’inizio del racconto mette un annuncio sul giornale per scoprire l’identità del padre del bambino che sta aspettando.

Nonostante il macchinoso e difficile svolgersi degli eventi, che culmina con la cacciata della marchesa dalla casa paterna, nel libro di von Kleist però tutto risulta più vivace e piacevole rispetto alla vicenda narrata in “Sogni di vetro”.

Nel romanzo di Mariangela Camocardi, dopo la subitanea sorpresa che confonde il lettore, il quale incuriosito dalla vicenda, non vede l’ora di giungere alla verità, la narrazione tende ad avvitarsi su stessa e assumere in alcuni tratti uno svolgersi piuttosto ripetitivo e lento della vicenda.

La trama così intrigante all’inizio tende a divenire pagina dopo pagina piuttosto artificiosa.

L’ossessivo desiderio che Vito prova per Virginia, l’ostilità e la gelosia della madre del barone nei confronti della nuora, la capacità di sopportazione che la giovane dimostra fino all’esasperazione, sono solo alcuni degli elementi che portati al parossismo, a mio avviso, appesantiscono il racconto.

Lo stile della scrittura è però piacevole e scorrevole; nessuno potrebbe negare le evidenti doti di abile narratrice proprie di Mariangela Camocardi.

Consiglierei la lettura di questo libro? Come avrete già capito, la trama del romanzo della Camocardi non mi ha convinta totalmente.
 “Sogni di vetro” è un libro ben scritto, ma la storia non mi ha appassionata come quella di altri romanzi.

Sgombero subito il campo da equivoci nel caso qualcuno pensasse che sono prevenuta sul genere romance; un paio di settimane fa mi è stato regalato un libro intitolato “Per ordine del re” di Susan Wiggs (edizione Harlequin Mondadori) e l’ho letteralmente divorato.
Il libro della Wiggs, è un romance come tanti altri, ambientato in epoca Tudor, lontano dal poter essere definito “romanzo storico”, è però un libro dalla trama accattivante e vivace, dinamica come i suoi protagonisti.

Forse quello che mi ha un po’ deluso in “Sogni di vetro” è proprio questa mancanza di dinamismo dei personaggi, ma ripeto ciò è imputabile semplicemente al mio gusto personale.




venerdì 22 settembre 2017

“Jeremy Poldark” di Winston Graham

JEREMY POLDARK
di Winston Graham
SONZOGNO
Terzo volume della saga nata dalla penna di Winston Graham che conta un totale di ben dodici volumi, “Jeremy Poldark” si apre su un momento poco felice della vita di Ross e Demelza che, ancora in lutto per la perdita della figlia Julia, sono in attesa dell’esito del processo in cui Ross dovrà rispondere dell’accusa di istigazione al saccheggio.

La situazione economica di Ross continua ad essere critica, il matrimonio tra lui e Demelza scricchiola sotto il peso delle incomprensioni e dell’incertezza mentre la scomoda presenza di Elizabeth, la donna amata e mai veramente dimenticata, non facilita alcuna distensione nell’esasperato rapporto tra lui e la moglie.

A tramare nell’ombra poi ritroviamo il nemico di sempre: George Warleggan.

Ancora una volta Demelza si dimostrerà una donna forte e combattiva, una donna capace di rispondere ai colpi avversi della sorte e sopratutto in grado di tenere testa ad un marito spesso troppo testardo e intransigente.

Quali allora le salienti novità in questo nuovo episodio letterario della saga dei Poldark?

Francis, dopo una profonda crisi che lo ha portato sull’orlo del suicidio, riesce a scuotersi e a ritrovare un po’ di fiducia in se stesso.

Il rapporto con Elizabeth sembra recuperare un qualche equilibrio seppur precario poiché lei non riesce a dimenticare del tutto il suo amore per Ross.

Francis trova finalmente il coraggio di prendere le distanze da George Warleggan pur rischiando di perdere tutto dal momento che ogni sua proprietà in realtà ormai appartiene a George.

Warleggan però segretamente innamorato di Elizabeth, non volendola condannare all’indigenza, si vede costretto ad assistere impotente al riavvicinamento tra Ross e Francis.

“Jeremy Poldark” è il libro in cui nella famiglia Poldark si prova a lasciare il passato alle spalle e a cancellare ogni incomprensione con un colpo di spugna: non solo Ross deciderà di perdonare il cugino per le sue sconsiderate azioni, ma lo stesso Francis sembrerà finalmente accettare il matrimonio della sorella Verity con il capitano Blamey tanto da non rifiutare un incontro con il cognato.

Una nuova entrata sulla scena è quella di Caroline Penvenen, un personaggio decisamente intrigante ed affascinante.

Sulle prime Caroline sembra una ragazza superficiale e snob, ma qualcosa nei suoi modi e nelle sue battute fa sorgere fin da subito nel lettore il sospetto che questo suo atteggiamento sia solo una maschera da indossare nelle apparizioni in società.

Caroline Penvenen è una giovane ereditiera in procinto di accettare la proposta di matrimonio di un squattrinato damerino in attesa di essere eletto membro del parlamento.
Il destino però metterà sulla sua strada il dottore Enys del quale lei fin da subito, sembra subire il fascino.
Per conoscere gli sviluppi della storia bisognerà attendere l’uscita del prossimo romanzo.

Veniamo ora all’inevitabile e doveroso raffronto tra il libro e il period drama tratto dall’opera.

Come ricorderete la prima serie TV aveva portato sullo schermo il primo e il secondo volume della saga dei Poldark, il racconto in questo terzo libro si interrompe a metà della seconda serie TV la cui storia si chiuderà probabilmente con il racconto del quarto volume.

La serie si mantiene, come per i primi libri, piuttosto attinente al testo letterario tranne che per piccole variazioni da imputare quasi esclusivamente ad esigenze televisive.

Come sempre nel libro le caratteristiche dei personaggi e le emozioni sono delineate e tratteggiate in maniera più chiara ed intensa.

Il dottor Dwigth Enys che nella serie tv sembra piuttosto impacciato e poco convinto nei confronti di Caroline, nel libro invece dimostra di essere molto coinvolto sentimentalmente.

Egli si trattiene non solo per la differenza dovuta al diverso ceto sociale di appartenenza, ma soprattutto perché il ricordo della triste vicenda di Keren è ancora troppo vivo in lui e la paura di commettere un altro imperdonabile errore sembra prevalere su ogni cosa.
Non riesce a dimenticare e non riesce a perdonarsi.

Osservazione simile può essere fatta analizzando la crisi coniugale tra Ross e Demelza, decisamente più profonda e articolata nel libro rispetto a quanto appare nella serie televisiva.

Nell’attesa di poter leggere il quarto volume della saga, per chi li avesse persi lascio i link dei primi due romanzi:



Buona lettura!




lunedì 18 settembre 2017

“Favole” di Victoria Francés

FAVOLE
di Victoria Francés
RIZZOLI
Victoria Francés, nata nel 1982 a Valencia, città dove ha compiuto gli studi di Belle Arti, è una famosa illustratrice che conta numerosi estimatori in tutto il mondo.

“Favole”, la sua prima opera illustrata, è una trilogia i cui racconti sono stati poi raccolti in un unico volume:

 Lacrime di pietra
 Liberami
 Gelida luce


L’edizione italiana edita da Rizzoli è una piccola perla. Un cofanetto che racchiude un’opera davvero particolare, impreziosita da una copertina malinconica e intrigante.

La storia che accompagna le bellissime illustrazioni di Victoria Francés racconta di Favole, una splendida fanciulla, che viene soccorsa da un affascinante vampiro di nome Ezequiel. 

I due si innamorano perdutamente, ma il vampiro non volendo condannare l’amata a una vita di tenebre, la caccia dal suo castello nei Carpazi.

Favole, dopo aver vagato senza meta, disperata, si suicida gettandosi in mare.

Ma per lei la pace non sopraggiunge neppure con la morte e, non riuscendo a rassegnarsi a trascorrere l’eternità senza Ezequiel, decide di mettersi in cammino per ritrovare il suo amore perduto.

Nel corso del racconto si incontrano diversi personaggi come il piccolo Sacha, l’orfana Lavernne, Marquise innamorata dell’angelo di pietra, il vampiro Abel che indicherà a Favole il cammino per raggiungere il castello.
Figure tristi e tormentate che popolano il mondo delle ombre ma che sono condannate a restare legate per l’eternità al mondo dei vivi.

Le tavole di Victoria Francés sono un tutt’uno con il racconto, si fondono con esso creando qualcosa di davvero unico e perfetto.
Spesso sono più le immagini delle parole a trasmettere al lettore la profondità e l’autenticità dei sentimenti provati dai personaggi della storia e non potrebbe essere diversamente essendo l’autrice prima di tutto un’illustratrice di eccezionale bravura.

Le immagini sono ispirate ad un mondo gotico, magico e ancestrale e sono influenzate dall’espressività dei dipinti preraffaelliti.

Il testo è invece un omaggio ad opere come “Dracula” di Bram Stoker, “Clarimonde” di Théophile Gautier, “I fiori del male” di Baudelaire, “The Lady of Shallot” di Alfred Tennyson solo per citarne alcune e di ognuna di esse viene riportato qualche frammento.

“Favole” è una storia romantica, triste e tormentata, ma nonostante tutto una favola dal lieto fine perché a nessuno si deve negare la possibilità di amare.

Adesso desidero ardentemente riunirmi al mio antico amante e con lui… raggiungere la salvezza. Così dimostrerò al mondo che anche noi reietti riusciamo ad amare…

L’edizione è curata in ogni minimo dettaglio e, a completare il volume, troviamo la bellissima storia di Neve, la ragazzina che vuole ritrovare la sua gattina morta, e un quaderno di schizzi e disegni che sono serviti nel processo della creazione di “Favole”.

La veste grafica che ricorda quasi quella di un antico grimorio, è la forma perfetta per racchiudere il racconto di un mondo fantastico ed evocativo come quello in cui si muovono Favole ed Ezequiel.


Un’edizione da collezione che gli appassionati del genere non possono assolutamente lasciarsi sfuggire anche perché sfogliare le pagine di questo volume suscita un’emozione particolare che si rinnova ogni qualvolta si torna ad aprirlo.






domenica 10 settembre 2017

“Dentro soffia il vento” di Francesca Diotallevi

DENTRO SOFFIA IL VENTO
di Francesca Diotallevi
NERI POZZA

La storia si svolge nel borgo di Saint Rhémy, un piccolo gruppo di case situato nell’Alta Valle del Gran San Bernardo, al tempo della Grande Guerra.

In un capanno nel bosco, lontano dal centro abitato, vive Fiamma, una ragazza di 19 anni dai capelli rossi come lingue di fuoco.
Dopo la morte della madre, avvenuta due anni prima, Fiamma è rimasta sola, ma questo non la spaventa, lei è avvezza alla solitudine.

Le persone del villaggio la credono una strega, ne hanno timore, ma nonostante questo non si fanno scrupolo, quando scende la notte, di recarsi da lei.
La giovane donna, come la madre prima di lei, è infatti esperta nel preparare decotti e infusi per curare qualunque tipo di male: tosse, reumatismi, infezioni, insonnia…

Fiamma si sente al sicuro nella sua casa nel bosco perché il bosco è l’unica realtà che lei davvero conosca e non può fare a meno di ricordare le parole della madre:

La gente sa essere cattiva, Fiamma. Che il destino ti risparmi questa sofferenza.

Nonostante tutto però a volte la solitudine pesa su di lei soprattutto da quando il suo migliore amico se n’è andato per sempre.
Raphael e Fiamma si erano conosciuti da bambini, quando lui un giorno aveva osato spingersi nel bosco e aveva trovato il coraggio di avvicinarsi a lei, di parlarle.
Da allora non si erano più allontanati l’uno dall’altra, legati per sempre da una profonda e indissolubile amicizia.

Mesi prima Raphael era partito per la guerra dalla quale non avrebbe più fatto ritorno se non sotto forma di spirito.

Non c’è solo Fiamma però a soffrire per l’assenza di Raphael, ma anche Yann, il fratello maggiore di Raphael, non riesce a darsi pace per quanto accaduto.
Pieno di rimorsi, il ragazzo si sente in colpa per non essere stato in grado, a causa della propria zoppia, di andare in guerra al posto del fratello.

Yann Rosset era un marronier, una delle guide incaricate di accompagnare i viaggiatori attraverso il passo del Gran San Bernardo.
Un giorno ebbe un grave incidente, la madre di Fiamma riuscì a salvargli la vita ma la sua gamba rimase offesa per sempre.

Da quel giorno Yann odia Fiamma con tutte le sue forze o almeno questo è quello che lui vuole far credere a tutti e soprattutto a sé stesso.

“Dentro soffia il vento” è un romanzo bellissimo, un romanzo capace di trasportare il lettore in un altro mondo e farlo sentire parte integrante della storia.
La scrittura pulita ed essenziale invoglia il lettore ad andare avanti preso dal desiderio di scoprire quanto prima ogni più piccolo segreto si celi tra le mura di quelle case affastellate le une alle altre.

Ogni singolo personaggio è descritto in maniera magistrale e ognuno di essi “vivendo” pagina dopo pagina fa emergere la propria personalità.

Marie che sulle prime sembra essere una ragazza superstiziosa e meschina, si rivelerà essere invece una donna intelligente e altruista, al contrario Padre Jacques confermerà la propria ottusità e, nel corso del racconto, aggraverà ulteriormente la sua posizione agli occhi del lettore apparendo sempre più inadeguato e incapace a ricoprire il proprio ruolo di uomo di chiesa.

In contrapposizione al personaggio di Padre Jacques, totalmente privo di carità cristiana, troviamo la figura di Don Agape che, come il suo nome stesso ci suggerisce, impersona invece il vero amore cristiano, un amore fraterno, disinteressato rivolto al bene del prossimo chiunque esso sia zingaro, emarginato, peccatore. 
Don Agape nonostante le proprie insicurezze e i forti dubbi che spesso lo assalgono, proprio grazie all’amore che prova per il prossimo e alla sua grande capacità di mettersi in discussione senza mai dare nulla per scontato, riesce nelle avversità a rafforzare la propria fede, a trovare la propria strada e aiutare gli abitanti a ritrovare quello spirito di comunione e fratellanza che troppo a lungo li aveva abbandonati.

E poi ci sono loro Fiamma e Yann, due personaggi destinati a rimanere a lungo nel cuore del lettore perché l’amore che si prova per loro non può estinguersi con la lettura dell’ultima pagina.

Fiamma è una ragazza forte e determinata eppure allo stesso tempo così fragile e sola.
Orgogliosa e sicura di sé nella vita di tutti i giorni, capace di affrontare freddo e privazioni senza un lamento eppure completamente inerme di fronte alla forza dei propri sentimenti che siano essi per una volpe ferita o, ancora peggio, per l’uomo che ama e che sa non potrà mai essere suo.

Yann è un ragazzo chiuso e coriaceo come il paesaggio dalle alte vette che lo circondano, incapace di lasciarsi andare e incapace di perdonarsi per non essere morto al posto di Raphael.
Odia sé stesso perché ama la stessa donna che amava il fratello.
Roso dalla gelosia e dal rimorso, cerca di indirizzare ogni sua energia per respingere i propri sentimenti, ma invano.
Come riuscire a restare impassibile dinnanzi alle parole di Fiamma:

(…) tu sei il vento che mi soffia dentro, sei colui che muove i miei passi. Se sparissi in questo momento, sparirei con te.

L’amore, quello vero, è sempre destinato a trovare la luce:

(…) fuggire non serve e a nulla. La vita troverà comunque il modo di raggiungerti e le cose è meglio affrontarle di petto che vedersele sbucare alle spalle.

E allora ecco una delle più belle immagine del libro, una descrizione così vivida da sembrare si stia svolgendo proprio davanti ai nostri occhi: Yann con le nocche spellate e il dorso delle mani pieno di graffi che stringe il cappello di lana tra le mani:

Non ti sto chiedendo di perdonare il mio egoismo. Resta con me, però. Odiami, ma resta con me. Disprezzami ogni giorno della tua vita, ma resta con me.

“Dentro soffia il vento” è un libro raro, uno di quei libri i cui personaggi sono destinati a rimanere con noi per sempre.
Un romanzo assolutamente da non perdere e a cui spero nel mio piccolo di riuscire a contribuire alla diffusione perché, credetemi, raramente si incontrano romanzi così sorprendenti.

Ancora un’ultima cosa, lasciatemi ringraziare chi ha reso possibile questo mio speciale incontro…grazie Vale per il prezioso suggerimento.



sabato 9 settembre 2017

“The Store” di James Patterson

THE STORE
di James Patterson
con Richard DiLallo
LONGANESI
Scritto da James Patterson con la collaborazione di Richard DiLallo, “The Store” racconta la storia della famiglia Brandeis.

Sotto un cielo dove sfrecciano centinaia di droni, Jacob Brandeis, braccato dalla polizia, si aggira per le strade di New York portando con sé un voluminoso cartone contenente la stampa del suo ultimo libro intitolato “2020”.
In questo clima surreale e quasi apocalittico, Jacob riesce a raggiunge la Writers Place, l’ultima grande casa editrice ancora esistente in tutta l’America, e a consegnare il manoscritto alla direttrice editoriale Anne Gutman, sfuggendo per pochi secondi alla cattura.

Il racconto a questo punto si interrompe e, con un salto temporale, riprende quando otto mesi prima, Jacob e Megan Brandeis, entrambi scrittori di professione, sono sul punto di comunicare agli amici la decisione di abbandonare la loro vecchia vita a New York per trasferirsi a New Burg in Nebraska insieme ai figli Alex (13 anni) e Lindsay (16 anni).
La coppia ha infatti deciso di accettare la proposta di lavoro offertagli da The Store.

Ma che cos’è The Store? Lontano dall’essere un semplice negozio online, The Store è il dominatore assoluto del mercato, un impero commerciale che vanta migliaia di lobbisti a Washington e una rete di agenti dediti allo spionaggio e al controspionaggio infiltrati in ogni angolo del globo.

Il mondo che Gorge Orwell aveva ipotizzato nel suo "1984" è ora diventato realtà.

L’intento dei Brandeis è proprio quello di smascherare la politica di The Store e rendere pubblica la verità.

Riusciranno nel loro intento o verranno anche loro irrimediabilmente fagocitati dal “mostro”?

Il nuovo romanzo di James Pattenson è una storia adrenalina, inquietante e travolgente.

Il tema trattato è terribilmente attuale. Forse noi non saremo ancora spiati con telecamere nelle nostre stesse abitazioni, ma la situazione è comunque allarmante.
Dai controlli ai quali siamo sottoposti, spesso per la nostra stessa incolumità, allo spionaggio sui nostri dispositivi informatici (smartphone, tablet e quant’altro), sino ai grandi monopoli tecnologici, tutto concorre nel farci comprendere che quanto Patterson descrive nel suo romanzo è una visione quanto mai realistica di un futuro neppure troppo lontano.

Per rimanere su un tema caro a noi lettori, basti pensare a quante librerie indipendenti hanno dovuto chiudere i battenti e inchinarsi dinnanzi ai colossi della vendita on-line ai quali sempre più persone si rivolgono complici la comodità della consegna, la grande disponibilità dei titoli, i prezzi convenienti.
Questo fenomeno è in continua crescita anche per ogni altro tipo di prodotto: abiti, scarpe, medicinali, viaggi…a qualunque cosa voi stiate pensando, essa è ora a portata di mouse.

I primi tempi alcuni di noi si allarmavamo quando, navigando in rete, gli venivano riproposti proprio quegli stessi prodotti che avevano sbirciato qualche giorno prima su qualche sito. Ormai però tutto quanto fa parte della routine, non ci stupiamo più di nulla.

E mentre noi ci abbandoniamo sempre più alle nostre abitudini e alle comodità, la realtà evolve velocemente verso quel mondo spaventoso e perverso che Patterson ha descritto così bene nel suo romanzo.

Questo libro crea timore e suscita ansia nel lettore non solo perché si tratta di un thriller coinvolgente e ben scritto, ma anche perché racconta una realtà quanto mai verosimile.

Il ritmo è incalzante e il racconto così carico di suspense dall’inizio alla fine che, giunti a poche pagine dal termine, ci si chiede come l’autore possa essere riuscito a scrivere una degna conclusione a quanto finora letto.
Il finale però lascerà davvero senza parole perché proporrà un magistrale e inaspettato colpo di scena.
“The Store” è una storia che si presterebbe benissimo ad una trasposizione cinematografica.

E voi cosa state aspettando? La cittadina di New Burg vi attende per darvi un caloroso benvenuto…una sola parola d’ordine: TRANQUILLITA

Buona lettura!






domenica 3 settembre 2017

“Un uomo” di Oriana Fallaci (1929 - 2006)

UN UOMO
di Oriana Fallaci
BUR Rizzoli
“Un uomo” è la storia della vita di Alekos Panagulis, eroe della Resistenza greca.

Il 13 agosto 1968 Panagulis collocò delle bombe sotto ad un ponticello sul quale sarebbe dovuta passare l’auto del militare a capo del regime, Georgios Papadopulos.
L’attentato fallì, Alekos fu catturato, interrogato e condannato a morte. La pena fu poi commutata in prigionia a vita.
Fu segregato in una cella dall’aspetto di una tomba e per cinque anni egli subì atroci torture, torture che la Fallaci descrive minuziosamente nel libro.
Nel 1973, grazie ad una amnistia, Panagulis venne graziato.
Inviata in Grecia da “L’Espresso” per un’intervista, Oriana Fallaci conobbe Alekos il 23 agosto, proprio lo stesso giorno della sua liberazione.
I due si innamorarono immediatamente dando così inizio a una tormentata relazione sentimentale che durerà fino alla morte di Panagulis.
Non senza difficoltà Alekos ottenne il permesso di lasciare la Grecia per recarsi in esilio volontario.
Dopo la fine della dittatura rientrò in patria e, eletto in Parlamento, si adoperò in ogni modo per dimostrare che il potere era ancora in mano a quegli stessi uomini che appartenevano alla deposta Giunta.
Costantemente sorvegliato, utilizzando ogni tipo di sotterfugio e spesso a rischio della sua stessa vita, Panagulis riuscì a mettere le mani sui documenti compromettenti dell’Esa.
Fu proprio per impedirgli di rendere pubblici tali documenti che, il primo maggio 1976 all’una e 58 del mattino, Alekos Panagulis venne assassinato inscenando un incidente automobilistico. Il colpevole se la cavò in appello con una multa di cinquemila dracme per omissione di soccorso.

“Un uomo” è il libro di denuncia che Panagulis avrebbe scritto se non fosse stato assassinato.
Oriana Fallaci, quella compagna che egli definì “una buona compagna. L’unica compagna possibile” accolse la sua eredità, come lei stessa dichiarò, più per un dovere morale che per un dovere sentimentale.
Lo scopo del libro era accusare quel Potere che aveva ucciso l’uomo che amava, potere che proprio nel libro viene denunciato e condannato.

“Un uomo” di Oriana Fallaci è un racconto di avventure drammatiche che, sebbene scritto sotto forma di romanzo, narra fatti realmente accaduti e ogni elemento è esposto con una ricchezza di particolari precisa e minuziosa.

Alekos Panagulis era un uomo solo, un po’ folle e ossessionato dalle proprie idee. 
Un uomo, se vogliamo, anche egoista ed egocentrico, spesso troppo schiavo della superstizione.
Ma egli credeva nella lotta per la libertà ed era, sopra ogni cosa, un uomo assetato di giustizia.
Come egli stesso ripeteva la tragedia era nata in Grecia e si “basa su tre elementi: l’amore, il dolore e la morte”. Tre elementi che tormentarono Panagulis per tutta la vita facendone proprio un eroe tragico.

Il romanzo è però anche il racconto della storia d’amore tra la scrittrice e giornalista italiana e l'eroe .
Un amore totalizzante, passionale e tormentato che Oriana Fallaci descrive in modo attento e preciso, riuscendo a trasmettere al lettore tutta l’intensità e il dolore insiti in questo sentimento che la legava a Panagulis.

Lei che non si era ma riconosciuta in una Penolope che attende il ritorno dell’eroe, ma era lei stessa abituata a essere Ulisse e come tale a comportarsi, improvvisamente si era ritrovata per quest’uomo a tradire la sua stessa natura.

Nel libro leggiamo “Ti amavo a tal punto di non poter sopportare l’idea di ferirti pur essendo ferita, di tradirti pur essendo tradita, e amandoti amavo i tuoi difetti, le tue colpe, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue miserie, le tue volgarità, le tue contraddizioni, il tuo corpo con le spalle troppo tonde, le sue braccia troppo corte, le sue mani troppo tozze, le sue unghie strappate”.

L’amore della Fallaci per Panagulis era un amore “più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile” da non poter più nemmeno concepire la vita senza di lui.

Era il loro “un amore del genere più pericoloso che esista: l’amore che mischia le scelte ideali, gli impegni morali, con l’attrazione e coi sentimenti”.

Domenico Procacci nella prefazione al romanzo scrive “in fondo ce lo meritiamo tutti di avere qualcuno che amiamo così tanto da non preoccuparci mai che il nostro sia un amore ricambiato, qualcuno che ci possa fare accelerare il cuore e fermare il respiro chiamandoci magari da lontano, e dicendo – Sono io, sono me”.

Se ero rimasta piacevolmente colpita dalle parole di Procacci, dopo la lettura del romanzo la mia sicurezza in merito è vacillata non poco.
Non dovrebbe essere l’amore qualcosa che ci fa stare bene? Come può definirsi amore qualcosa che snatura noi stessi? Che ci fa soffrire? Si può davvero augurare a qualcuno di provare un sentimento del genere che annichilisce e stordisce, che diviene “una fatica agonizzante”?
Eppure anche una donna come la Fallaci, una donna forte e indipendente, non è riuscita a sottrarsi a questo amore malato, un amore che lei stessa ha definito “più di una malattia, un cancro”, “un problema insolubile” a cui neppure la fuga avrebbe potuto porre rimedio.

La relazione tra la Fallaci e Panagulis durò solo tre anni, ma viene naturale interrogarsi su cosa sarebbe accaduto se Alekos fosse sopravvissuto.
Forse come lui stesso disse alla sua compagna poco prima di essere assassinato, la morte è un’alleata dell’amore perché in verità “nessun amore al mondo resiste se non interviene la morte. Se vivessi a lungo, finiresti col detestarmi. Poiché morirò presto, invece, mi amerai per sempre”.






giovedì 31 agosto 2017

“L’assassinio di Socrate” di Marcos Chicot

L’ASSASSINIO DI SOCRATE
di Marcos Chicot
SALANI EDITORE
Cherefonte e Socrate sono stati istruiti dallo stesso pedagogo, sono amici da quando avevano sette anni. Cherefonte è profondamente legato a Socrate uomo che stima più di ogni altro al mondo.

Un giorno Cherefonte si reca a Delfi ad insaputa dell’amico, poiché sa che il filosofo disapproverebbe il suo comportamento, per porre due domande all’oracolo; suo desiderio è infatti avere conferma di chi sia l’uomo più sapiente di tutti, ma soprattutto a lui preme conoscere la verità su come avverrà la morte dell’amico.
Apollo conferma che Socrate è il più saggio di tutti e, per quanto riguarda la sua morte, la Pizia risponde che “La sua morte sarà violenta, per mano dell’uomo dallo sguardo più chiaro”.

Inizia quindi con questo enigma il nuovo atteso romanzo di Marcos Chicot, autore acclamato dalla critica per il suo romanzo “L’assassinio di Pitagora”, libro che ha riscosso un vastissimo successo di pubblico e che è stato pubblicato in Italia sempre dalla casa editrice Salani così come l’altro suo romanzo “Il teorema delle menti”.

“L’assassinio di Socrate” è ambientato nella Grecia classica.

La guerra tra Sparta e Atene che per anni aveva insanguinato la Grecia è solo momentaneamente interrotta, la pace dei trent’anni sta ormai per concludersi e il conflitto sta per riaccendersi più aspro che mai.

A Sparta Deianira dà alla luce il suo secondo figlio. La donna, vedova di Eusseno, è stata costretta a sposare in seconde nozze il fratello di questi, Aristone.
Aristone, contrariamente al primo marito, è un uomo violento, arrogante e ambizioso.
Nipote di uno dei due diarchi che regnano su Sparta, ha ottenuto il permesso di sposare la cognata nonostante non avesse ancora compiuto 25 anni. Agli Spartani per legge non era infatti consentito contrarre matrimonio fino all’età di 30 anni.
Per paura che il bambino possa essere però creduto figlio del fratello deceduto, Aristone ottiene anche un’altra concessione dallo zio: nonostante il neonato, che ha ereditato gli occhi chiari della madre, sia sanissimo il Re Archidamo decreta che venga portato al Taigeto.
Il bambino però, all’insaputa di tutti, riesce a sopravvivere e viene adottato da Eurimaco, un vasaio ateniese che sta tornando in patria.
Durante il viaggio tra Argo ed Egea Eurimaco e la moglie incinta vengono assaliti da un gruppo di ladroni e Altea non sopravvive alle ferite riportate.
Eurimaco giunge ad Atene con un bimbo dagli occhi chiarissimi e dichiara a tutti che Perseo è figlio suo e della defunta moglie.

Eurimaco è amico di Socrate e di Cherefonte. Quest’ultimo, appena vede lo sguardo del neonato, impallidisce ricordando la profezia, ma Socrate gli intima che mai dovrà rivelare ciò che la Pizia gli aveva predetto perché nessuno è in grado di interpretare correttamente le parole degli oracoli inoltre gli fa promettere che avrebbe trattato il figlio dell’amico come se i suoi occhi fossero stati del colore del carbone.

Non vado oltre con la presentazione degli altri numerosissimi personaggi né vi anticipo alcun intreccio della storia perché davvero questo romanzo merita di essere assaporato pagina dopo pagina.
Il libro non è brevissimo, in realtà è un tomo di più di 700 pagine, ma non spaventatevi perché la lettura vola talmente che ho impiegato meno di una settimana a leggerlo.

La trama è avvincente e ben costruita, i personaggi così affascinanti che è impossibile interrompere la lettura e non si può fare a meno di correre a riprendere in mano il volume appena possibile.

Marcos Chicot ha saputo ricreare magnificamente il mondo nel quale ha ambientato il suo racconto.

Mentre leggiamo del dramma famigliare di Deianira, dell’amore contrastato di Perseo e Cassandra, dell’odio e della cattiveria che animano personaggi quali Aristone e Anito, entriamo anche in un mondo quello della Grecia classica descritto nei minimi particolari.

Non solo l’autore riesce a riportare in vita uomini come Pericle, Alcibiade, Euripide, solo per citarne alcuni, oltre ovviamene allo stesso Socrate, uno dei protagonisti del romanzo, ma Chicot riesce in verità a ricostruire quello stesso mondo così che ci sembra di sentirli parlare, ascoltare le loro idee e insieme a loro ci sembra di passeggiare nell’agorà, ammirare le opere della pinacoteca dei Propilei, partecipare alle assemblee, consultare l’oracolo di Delfi, assistere ai giochi a Olimpia, combattere battaglie, modellare, decorare e cuocere vasi.

Ciò che però più di ogni altra caratteristica fa di Marcos Chicot un grande romanziere è la sua magistrale capacità di riuscire a scrivere un romanzo dalla trama coinvolgente e ricreare sulla carta in modo rigoroso l’epoca in cui la storia è ambientata, senza mai risultare noioso o pedante, riuscendo a tenere incollato il lettore alle pagine grazie ad una scrittura scorrevole e un ritmo incalzante.

Nulla in questo romanzo è approssimativo e vago, ogni particolare è minuziosamente studiato e valutato, come in grande puzzle dove ogni tessera combacia perfettamente con l’altra. Qui ogni tessera rappresenta una materia: archeologia, storia dell’arte, storiografia, teatro, letteratura, politica e filosofia fanno da sfondo a una rievocazione storica perfetta.

“L’assassinio di Socrate” è un romanzo decisamente in grado di fare rivivere la storia davanti ai nostri occhi, pagina dopo pagina le immagini ci scorrono innanzi quasi le stessimo guardando su un grande schermo, ma non sono solo le immagini a colpire la nostra fantasia perché, grazie alla bravura dell’autore, ci sembra persino di essere in grado di percepire profumi e sapori di quella Grecia che pagina dopo pagina riaffiora dal passato.

Un romanzo imperdibile di cui, come avrete capito, è impossibile non innamorarsi grazie anche ai personaggi indimenticabili che ci regala.






martedì 29 agosto 2017

“Intrigo e amore” di Friedrich Schiller (1759 – 1805)

INTRIGO E AMORE
di Friedrich Schiller
Edizioni Teatro Stabile di Genova
Scritto nel 1783, quando Schiller aveva appena 24 anni, “Intrigo e amore” è un dramma ambientato in un principato tedesco di cui non viene specificato il nome.

Il nobile Ferdinand, figlio dell’onnipotente presidente von Walter, si innamora ricambiato della figlia del suo maestro di musica, la bella e dolce Luise Miller.
Il presidente però, per da garantirsi un vantaggioso avanzamento di carriera, vorrebbe che il figlio sposasse la favorita del principe, Lady Milford.
Poiché quindi la passione di Ferdinand per Luise intralcia i suoi piani, von Walter chiede aiuto al segretario Wurm.
Wurm, che desidera in realtà fare di Luise la propria sposa, con uno stratagemma fa rinchiudere il padre della ragazza in prigione al fine di costringere questa, facendole crede sia l’unico modo per ottenere la scarcerazione del genitore, a scrivere una lettera nella quale dichiari il proprio amore al maresciallo von Kalb, un personaggio ben noto a corte, ma a lei totalmente estraneo.
L’inganno consiste nel fare trovare per caso la lettera a Ferdinand che, convinto così dell’infedeltà della ragazza, dovrebbe soccombere al volere del padre e accettare di sposare Lady Milford.
Ferdinand però, accecato dalla gelosia, avvelenerà Luise e subito dopo si suiciderà.

“Intrigo e amore” è un dramma che coniuga tragedia politica a tragedia amorosa.

Da una parte abbiamo una corte corrotta, un principe dissoluto e due personaggi come l’ambizioso presidente von Walter per il quale ogni cosa può e deve essere sacrificata per raggiungere il potere e soddisfare le proprie ambizioni e il segretario Wurm, un essere ripugnante e viscido (il suo stesso nome tradotto in italiano significa “verme”), la cui vita è dedicata a ordire trame e tessere inganni.

Dall’altra parte abbiamo la tragedia d’amore: i due giovani innamorati ai quali è interdetta la libertà di coronare il loro sogno d’amore perché appartenenti a due mondi diversi, lui il figlio di un nobile mentre lei la figlia di un semplice maestro di musica.

Il clima culturale nel quale Friedrich Schiller scrive “Intrigo e amore” (titolo originale dell’opera “Kabale und Liebe”) è quello dello Sturm und Drang e inevitabilmente, leggendo quest’opera, non si possono non richiamare alla mente certe analogie con alcune opere e personaggi shakespeariani, non dimentichiamo infatti che Shakespeare fu un grande modello per il teatro di quell’epoca.

Possiamo rivedere nella lettera incriminata che viene fatta trovare a Ferdinand un richiamo al fazzoletto di Otello, la furia cieca che la gelosia scatena in Ferdinad è la stessa furia che acceca il povero Otello.
La gelosia è un sentimento umano che si impossessa indistintamente di chiunque, giovane o vecchio, uomo o donna, ricco o povero, è un qualcosa che fa perdere il controllo, è qualcosa di insensato e, proprio per questo, non importa chi ne sia l’oggetto, perché ogni cosa può risultare credibile, persino che la virtuosa Luise possa davvero avere una tresca con il vanitoso e affettato maresciallo di corte von Kalb.

Se in Wurm possiamo intravedere alcune somiglianze con Iago nell’abilità di ordire inganni e superare quasi in quest’arte il personaggio shakespeariano; Ferdinand che, per essere stato ingannato ed essere vittima della propria gelosia, può essere accostato al personaggio di Otello, presenta nelle sue profonde crisi anche diversi tratti di Amleto.

Per l’amore contrastato e la morte degli innamorati potremmo essere indotti ad avvicinare “Intrigo e amore” ad una delle più celebri tragedie shakespeariane ovvero “Romeo e Giulietta”, ma il tragico finale e l’amore osteggiato sono in realtà le uniche due analogie con l’opera di Shakespeare.

Romeo e Giulietta non dubitano mai dello loro amore, non pensano mai che l’uno possa tradire l’altro e mai, neppure per un istante, ritengono che ci sia qualcosa di sbagliato in ciò che provano.

Ferdinand e Luise invece pur amandosi teneramente e intensamente, dubitano spesso dei loro sentimenti.
Ferdinand mette in dubbio l’amore di Luise già prima di trovare la lettera e non esita a incolparla di non amarlo abbastanza.
Quando lei si rifiuta di fuggire con lui, lui è già roso dal tarlo della gelosia e pensa che lei possa nutrire dei sentimenti per un altro uomo.
Entrambi, ma soprattutto Luise, non riescono a non sentirsi in colpa per ciò che sentono, loro stessi in fondo ritengono che il loro amore sia sbagliato perché non appartenendo alla stessa classe sociale, osano sfidare le convenzioni e ciò non è corretto.

Due parole vanno spese sul personaggio di Lady Milford, una figura femminile indubbiamente affascinante e che resta impressa nella memoria.
Secondo alcuni critici il suo è un personaggio indispensabile alla trama, ma la cui entrata in scena non è necessaria allo svolgimento della narrazione.
Tutto vero, ma non sarebbe facile rinunciare ad un personaggio della sua forza; personalmente trovo Lady Milford un personaggio estremamente romantico.
Persino nel confronto con Luise, nonostante sia così sprezzante nei confronti della ragazza che definisce una povera sciacquetta borghese, non si può non provare un po’ di compassione per lei che sa di aver perduto, ma nonostante il suo orgoglio ferito riesce a trovare comunque la forza di redimersi e di cambiare vita ripartendo da zero.

“Intrigo e amore” è un’opera che con i suoi intrecci, gelosie e menzogne è capace di affascinare e coinvolgere sia spettatori che lettori.

Friedrich Schiller è un autore a me molto caro e, per chi non l’avesse ancora letto, ricordo un altro post che ho pubblicato qualche tempo fa in merito ad un’altra opera dello stesso autore ovvero “I masnadieri”.