martedì 2 luglio 2019

“Bellissima regina” di Miranda Miranda


BELLIISSIMA REGINA
Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa,
storia di un drammatico amore
di Miranda Miranda
Scrittura&Scritture
Sono già trascorsi quattro anni da quando nel 1586 Maria d’Avalos è andata in sposa al noto madrigalista Carlo Gesualdo, principe di Venosa.

Maria allora aveva solo 29 anni e quello celebrato con il cugino Carlo Gesualdo era stato il suo terzo matrimonio.

Fin da quando era poco più di una bimba era stata trattata come una semplice pedina nelle mani della famiglia che fin dall’inizio aveva compreso quanto la sua avvenenza avrebbe giocato a proprio favore.

Dei suoi 29 anni Maria ne aveva trascorsi già nove da sposata e tre da vedova.

Come tutte le nobili famiglie anche i d’Avalos e D’Aragona avevano infatti un unico scopo: accrescere il proprio potere familiare.
Quale sistema più rapido di quello di avvalersi di vantaggiose unioni matrimoniali?

Il matrimonio con il nipote dell’insigne Carlo Borromeo, a differenza dei precedenti, era stato vissuto da Maria come uno smisurato sopruso e oggi, nonostante siano trascorsi quattro anni, la donna non riesce assolutamente a darsi pace.

Giovane, affascinante e colta Maria d’Avalos non riesce più a tollerare l’unione impostale con un uomo gretto, geloso e possessivo quale è il conte di Conza e principe di Venosa.

Tutto di lui la disgusta: lo sgraziato aspetto fisico, le sue mani, i suoi modi e persino la sua musica, quei noiosi madrigali dei quali il principe va tanto fiero.

Un giorno ad una festa Maria d’Avalos incontra Fabrizio Carafa, duca d’Andria, e tra la bella Maria e quest’uomo dal fascino calamitoso scatta subito la scintilla.

Complice una vecchia amica, donna Alma, tra i due inizia una relazione amorosa che ben presto finisce sulla bocca di tutti e, come si intuisce già dal sottotitolo del romanzo “Maria d’Avolos e Fabrizio Carafa, un drammatico amore”, non ci sarà alcun lieto fine per i due avventati e sventurati amanti.

La storia di Maria e Fabrizio può essere annoverata tra le storie d’amore più struggenti della storia tanto che ancor oggi si dice che il fantasma di Donna Maria si aggiri a Napoli in Piazza San Domenico Maggiore in cerca del suo amante.

Grazie ad una prosa elegante, raffinata e fluida la lettura del libro è scorrevole e piacevole.

I protagonisti sono tutti ben caratterizzati ed il loro modo di sentire emerge prepotentemente dalle pagine del romanzo.

Le passioni violente e l’odio feroce sono protagonisti della storia al pari dei personaggi che compongono il triangolo amoroso.

Maria è una donna che non conosce mezze misure, i suoi sentimenti sono sempre estremi, l’avversione che nutre nei confronti di Carlo Gesualdo è pari alla vibrante passione che prova per Fabrizio Carafa.

Fabrizio Carafa, nobile annoiato e abituato ad essere oggetto dei desideri femminili, rimante soggiogato dalla forza della passione di Maria e ne resta prigioniero, incapace di opporre resistenza anche se questo significherà correre incontro alla morte.

Fa impressione quanto poco siano cambiate le cose nel corso di poco meno di cinque secoli; la condizione della donna non è poi così mutata, semplicemente oggi si è più bravi a celare l’evidenza dietro una squallida facciata di perbenismo e ipocrisia.

Fabrizio Carafa è uno sciupafemmine, ma in quanto uomo a lui tutto è concesso.
Invidiato dagli uomini per i continui tradimenti perpetrati nei confronti della moglie e dell’amante, questo suo atteggiamento spavaldo e strafottente sembra quasi accrescere ulteriormente il suo fascino tanto che nessuna donna sembra riuscire a resistere al suo seducente potere.
                                       
Per Maria è tutto diverso: a lei in quanto donna non è consentito avere un amante e tanto meno esporsi così pubblicamente.
La sua reputazione sarà rovinata per sempre e lei verrà additata pubblicamente come una donna di malaffare.

Carlo Gesualdo da parte sua può permettersi di commettere qualunque tipo di delitto perché, seppur condannato dall’opinione pubblica, riuscirà sempre ad ottenere l’impunità per i suoi reati grazie alla sua posizione ed alla sua blasonata famiglia.

“Bellissima regina” è un romanzo dalla trama affascinante e coinvolgente che racconta una storia accaduta secoli fa, una storia lontana nel tempo, ma che risulta quanto mai attuale toccando tematiche a noi molto vicine.

Il femminicidio è qualcosa con cui siamo tristemente costretti a confrontarci ogni giorno, ma questo crimine non è un crimine moderno, la violenza nei confronti delle donne è sempre esistita e purtroppo in passato spesso il colpevole riusciva a salvarsi invocando il delitto passionale, il delitto d’onore.

Miranda Miranda è stata per me davvero una piacevole scoperta ed il suo libro è un romanzo storico che non può assolutamente mancare nelle librerie degli appassionati del genere.





sabato 29 giugno 2019

“Il giardino dei fiori segreti” di Cristina Caboni


IL GIARDINO DEI FIORI SEGRETI
di Cristina Caboni
GARZANTI
Iris Donati vive ad Amsterdam e lavora per una rivista di giardinaggio; sua madre è morta quando era ancora piccola e lei è cresciuta con il padre, Francesco Donati, un esperto e ricercato botanico.
Hanno viaggiato molto Iris e Francesco, ma la ragazza non si è mai sentita né sola né triste, malinconica qualche volta sì, ma mai abbandonata grazie alle sue piante e ai suoi giardini; le piante ed i giardini sono stati sempre la sua casa ovunque lei si trovasse.

Viola vive a Londra con la madre, del padre, morto quando lei era piccolissima, non ricorda nulla.
Claudia, sua madre e unica parente vivente, ha fatto di tutto per non farle mancare nulla compreso iscriverla nelle migliori scuole, ma Viola non si è mai sentita a suo agio in quegli ambienti così elitari.
Ora frequenta l’università per realizzare il suo sogno, fare dei fiori la sua professione; nel frattempo, quando ha un po’ di tempo libero, aiuta Claudia in negozio ed i suoi bouquet sono i più ricercati di tutta Londra.

Chelsea Flower Show, Londra, la più grande mostra di fiori del mondo: solo per un attimo Iris e Viola incrociano i loro sguardi e l’una si vede riflessa nell’altra come in uno specchio.
Da quel momento nulla sarà più come prima, le loro vite cambieranno per sempre.

Viola e Iris sono gemelle e sono state separate da bambine, ma perché Claudia e Francesco hanno compiuto un gesto così folle?

Tante sono le domande a cui dare delle risposte ed il luogo dove poterle trovare è la vecchia tenuta della famiglia Donati, La Spinosa, là tra le colline di Volterra dove ad attendere le ragazze c’è Giulia Donati, la madre di Francesco.

Giulia è una donna anziana, segnata dagli anni e dalla malattia, ma soprattutto è tormentata profondamente da qualcosa che appartiene al suo passato.

Francesco ha tagliato ogni rapporto con la madre molti anni prima e la donna ignora tutto quello che è accaduto al figlio, a Claudia e alle nipoti che non vede da quando erano delle bambine.

“Il giardino dei fiori segreti” non racconta solo la storia della famiglia di Francesco, ma anche quella di Bianca Donati, la gemella di sua madre, e della sua vita di bambina rifiutata dal padre perché ritenuta inadeguata a prendere il suo posto insieme alla sorella alla guida dell’azienda di famiglia una volta che lui non ci sarebbe più stato.

La storia di Bianca è una storia malinconia e struggente, una storia del passato che riaffiora nel presente portando con sé inevitabili ripercussioni sulla vita di tutti i protagonisti del romanzo.

Il libro presenta un doppio piano narrativo, tipico dei romanzi di Cristina Caboni, tecnica della quale l’autrice ha dimostrato di essere una vera maestra.

La storia dei gemelli divisi alla nascita è un classico fin dai tempi della commedia plautina ed in un  primo momento, senza andare così lontano nel tempo, viene spontaneo ricordare il film della Disney intitolato “Il cowboy con il velo da sposa” del 1961 e del quale è stato fatto un remake nel 1988 intitolato “Genitori in trappola”.

Le analogie però finiscono qui, nel romanzo di Cristina Caboni non c’è nessuna traccia della comicità e dell'umorismo delle produzioni Disney.

“Il giardino dei fiori segreti” è una storia commovente e coinvolgente che affonda le radici nel passato; una storia di dolori, rancori e incomprensioni che devono essere affrontati e risolti dai vari protagonisti per poter guardare avanti e tornare a vivere una vita piena e soddisfacente.

Un velo di mistero aleggia tra le pagine del romanzo, un antico e arcano segreto che lega indissolubilmente i membri della famiglia Donati e soprattutto le gemelle al loro giardino ed alla sua rosa millenaria.

Una per i viandanti affinché il giardino prosperi all’esterno, una per la rosa dei mille anni. Solo con entrambe le gemelle lui potrà guarire e tornare a essere quello di una volta.

Realtà o leggenda? Semplice superstizione o qualcosa di più?
A voi lettori il compito e soprattutto il piacere di scoprirlo.



Quipotete trovare gli altri post dedicati ai romanzi di Cristina Caboni.


mercoledì 26 giugno 2019

“Giuliano e Lorenzo. La primavera dei Medici” di Adriana Assini


GIULIANO E LORENZO
La primavera dei Medici
di Adriana Assini
Scrittura & Scritture

Il romanzo di apre con il funerale di Alessandro Filipepi, l’arista a tutti noto con il nome di Botticelli.

Corre l’anno 1510 ed uno dei più grandi pittori del Rinascimento sta per essere tumulato nella chiesa di Ognissanti a Firenze; le sue spoglie riposeranno per sempre accanto a quelle di colei che ispirò le sue opere più famose, Simonetta Cattaneo in Vespucci.

Giotto di Bicci Torregiani, detto il Saraceno per aver a lungo vissuto sulle rive del Bosforo, è da poco tornato a Firenze e, a causa della prolungata assenza, ignora tutti gli eventi  degli ultimi anni.

Il Torregiani avrà modo di essere ragguagliato in merito ai fatti accaduti grazie a Maso, un pittore conosciuto per caso ed all’amico di questi, un certo Cosma, giovane ed affascinante dottore in legge.

La storia che Maso e Cosma racconteranno al Saraceno e a sua moglie, Beatrice Giandonati, non sarà un racconto annalistico, ma piuttosto i due amici esporranno i fatti così come da loro stessi percepiti a suo tempo.

Inizia così il racconto della vita dei giovani principi di Firenze, dalla loro adolescenza fino al giorno in cui il giovane Giuliano de’ Medici, verrà assassinato nel Duomo per mano di coloro che prenderanno parte alla tristemente famosa Congiura dei Pazzi, il giorno 26 aprile del 1478.

La figura di Lorenzo de’ Medici è sempre stata una figura piuttosto controversa: considerato un uomo di straordinarie virtù e qualità dai suoi sostenitori, era invece visto dai suoi detrattori come un despota mosso unicamente dai propri interessi.

Il romanzo tiene conto di entrambi questi aspetti di Lorenzo il Magnifico, ma pur evidenziandone limiti e difetti caratteriali, il giudizio sul suo operato è decisamente a lui favorevole.

Inevitabilmente un numero considerevole di pagine sono dedicate al racconto della storia tra Simonetta Cattaneo, moglie di Marco Vespucci, ed il giovane e affascinante Giuliano.

Sul racconto dei due sfortunati amanti si inseriscono le schermaglie amorose e gli incontri romantici che vedono protagonisti l’attraente Cosma e l’irrequieta Beatrice, donna sognatrice sposata ad un uomo con il doppio dei suoi anni.

Il libro di Adriana Assini è un libro particolare, diverso dal racconto che guardando al titolo il lettore si aspetterebbe; la storia della primavera dei Medici si inserisce infatti in una cornice più ampia, diviene una storia nella storia.

Protagonisti del romanzo della Assini sono Maso e le sue impressioni sulla Firenze ai tempi di Lorenzo e di Giuliano, sono la voglia di Giotto di recuperare il tempo perduto lontano dalla sua Firenze, sono la passione che sboccia tra Cosma e Beatrice, per i quali il racconto di Giuliano e Simonetta diviene un dantesco “galeotto fu il libro e chi lo scrisse”.

Lascio a voi scoprire se la fine della storia tra Bice e Cosma avrà lo stesso tragico epilogo della storia di Paolo e Francesca oppure se, nel loro caso, si avrà un esito più felice.

“Giuliano e Lorenzo. La primavera dei Medici” è un romanzo interessante e scorrevole; una lettura piacevole che riesce a coniugare perfettamente avvenimenti storici e finzione narrativa attraverso un sapiente intreccio di personaggi reali e d’invenzione.

Non era facile scrivere un romanzo in grado di coinvolgere il lettore parlando di due personaggi quali Giuliano e Lorenzo de’ Medici, vuoi perché al momento l’argomento è particolarmente di moda ed in libreria possiamo trovare numerosissimi romanzi che li vedono protagonisti di gialli, thriller, romanzi rosa, storici e d’avventura; vuoi perché la storia dei Medici è comunque una storia a tutti noi nota spesso fin nei minimi particolari.

Adriana Assini è stata brava ancora una volta a riuscire a creare qualcosa di diverso, un romanzo interessante e coinvolgente che riesce a porre anche stuzzicanti interrogativi all’interno di una storia che sembrava in apparenza non avere più nulla di nuovo da raccontare.
                                                                                                 
  

Della stessa autrice:




domenica 16 giugno 2019

“Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti


NINFA DORMIENTE
di Ilaria Tuti
LONGANESI
Ilaria Tuti, dopo il grande successo ottenuto con il suo romanzo d’esordio “Fiori sopra l’inferno”, in traduzione in più di 25 paesi, torna finalmente in libreria, per la gioia di noi lettori, con un nuovo appassionante romanzo.
                      
In “Ninfa dormiente” il commissario Teresa Battaglia ed il suo braccio destro Massimo Marini sono alle prese con un complicatissimo caso di omicidio, un vero e proprio cold case poiché l’efferato assassinio è stato compiuto nel lontano aprile del 1945.

Tutto nasce con il ritrovamento di una famosa opera di Alessio Andrian, La Ninfa dormiente, un disegno che ritrae una giovane donna dalla grazia singolare, un viso in grado di affascinare chiunque lo osservi.

Il disegno però nasconde un terribile segreto: l’opera è stata eseguita con una bacchetta di pietra nera ed una di ematite come era d’uso all’epoca della sua realizzazione, ma sul foglio vi è molto di più, vi sono tracce di sangue umano.
Il disegno è stato eseguito intingendo le dita nel cuore di qualcuno, verosimilmente nel cuore della donna raffigurata.

Il primo ad essere sospettato dell’omicidio è ovviamente l’artista  Alessio Andrian.

Andrian era all’epoca un partigiano della Brigata Garibaldi, la sua brigata era di stanza nel Carso e verso la fine della guerra si era spostata nel Canal del Ferro, vallata montana della provincia di Udine.

L’uomo però vive inchiodato ad una sedia a rotelle e non proferisce verbo da quell’aprile del 1945 quando fu ritrovato che vagava febbricitante in un bosco nei pressi del paesino di Bovec.
Egli non ha nessuna patologia che giustifichi il suo stato, resta quindi un mistero perché un giovane uomo abbia deciso di votare la sua vita all’immobilità ed al silenzio.

Le indagini condurranno il commissario Battaglia nei boschi della Resia e nei paesini di questa valle i cui abitanti si adoperano ostinatamente ed instancabilmente ogni giorno nel tentativo di mantenere vive le loro tradizioni e difendere le loro origini.

Trattandosi di un thriller non posso ovviamente dilungarmi ulteriormente nell’esporvi la trama del romanzo con il rischio di anticiparvi qualche colpo di scena che vi rovinerebbe il piacere della lettura.

Posso però assicurarvi che questo secondo romanzo di Ilaria Tuti non vi deluderà assolutamente.

“Ninfa dormiente” è una storia carica di suspense e colpi di scena che trascina il lettore fin dalle prime pagine, una storia che si fa leggere tutta d’un fiato.

La scrittura è scorrevole e la trama affascinate ed intrigante; coinvolgente ed appassionante in modo particolare è poi l’alone di mistero che aleggia per tuta la durata del racconto strizzando l'occhio al mondo soprannaturale.

Da non sottovalutare il piacere nel ritrovare una vecchia conoscenza come quella di Teresa Battaglia; il commissario è uno di quei personaggi letterari in grado di coinvolgere emotivamente il lettore e renderlo partecipe delle sue vicende stabilendo con lui una forte connessione.

La Battaglia è sempre la donna forte, combattiva ed empatica conosciuta nel primo romanzo, forse un po’ più provata a causa dell'avanzare della malattia, ma lei non è intenzionata a mollare e si aggrappa alla sua memoria di carta per restare a galla.

Teresa Battaglia è più che mai decisa a scoprire una volta per tutte anche che cosa tormenti il giovane Massimo Marini.

L’equilibrio del loro rapporto fatto di continui battibecchi, frasi non dette e misteri è destinato in questo secondo romanzo a mutare notevolmente, ma quanto ed in che modo lascio a voi la possibilità di scoprirlo.

Personalmente posso dirvi che Massimo Marini è un personaggio a me molto caro quasi quanto quello della Battaglia e non vi nego che la lettura di questo secondo episodio sia riuscito ad accrescere ulteriormente la mia simpatia nei suoi confronti.

In “Ninfa dormiente” incontriamo anche nuovi personaggi che, con ogni probabilità, ci accompagneranno anche nei prossimi episodi, come Albert Lona, vecchia conoscenza del commissario, una creatura brutale che si mimetizzava con abiti eleganti e modi raffinati e come Blanca con il suo amico a quattro zampe Smoky, non un semplice cane, ma un cane HRD (Human Remains Detection).

Blanca e Smoky in verità sono reali e nella vita di tutti i giorni si chiamano Cristina e Ice come Ilaria Tuti stessa riporta nelle sue note poste al termine del volume.

Appassionante e coinvolgente “Ninfa dormiente” è un romanzo assolutamente da leggere perché, che siate amanti del genere o meno, il personaggio di Teresa Battaglia è un personaggio al quale non potrete non affezionarvi ed appassionarvi.






domenica 2 giugno 2019

“Il sentiero dei profumi” di Cristina Caboni


IL SENTIERO DEI PROFUMI
di Cristina Caboni
GARZANTI
Fin da piccola Elena Rossini ha dovuto fare i conti con la solitudine e l’insicurezza.

Abbandonata ancora bambina da una madre che le aveva preferito l’amore di un uomo che non accettava quella figlia non sua, Elena era stata cresciuta dalla nonna materna.

Lucia Rossini aveva trasmesso alla nipote la conoscenza di un’arte antica, quella della profumeria, e lo aveva fatto all’interno del laboratorio di famiglia a Firenze, quel laboratorio che apparteneva alle Rossini da più di tre secoli.

Oggi Elena ha ventisei anni e di nuovo si trova a dover affrontare il tradimento e la separazione.

Ha appena scoperto che il suo fidanzato la tradisce e la scoperta è avvenuta nel peggiore dei modi ovvero cogliendo il traditore sul fatto.

Quella relazione nella quale aveva investito tutto sia emotivamente che economicamente si è rivelata essere per lei l’ennesimo fallimento e così, dopo un primo momento di smarrimento, la giovane donna accetta la proposta dell’amica Monie e si trasferisce a Parigi.

Qui Elena imparerà a fare i conti con il passato, ad affrontare le sue insicurezze riscoprendo se stessa e le sue origini.

Conoscerà molte persone ognuna delle quali in modi molti diversi contribuirà alla sua crescita personale, rendendola una persona diversa, più matura e sicura di sé.

Ma a Parigi Elena farà sopratutto l’incontro che cambierà per sempre la sua vita: grazie a Cail, un uomo schivo e gentile, la giovane donna tornerà a credere nell’amore ritrovando la fiducia in se stessa e nel prossimo.

“Il sentiero dei profumi” è il primo romanzo di Cristina Caboni.

Come per gli altri romanzi la storia della protagonista è legata ad un evento del passato, in questo caso a fare da filo conduttore è la ricerca del profumo perfetto creato da Beatrice, l’antenata di Elena, tre secoli prima.

A differenza degli altri due libri di cui vi ho parlato in altri post “La rilegatrice di storie perdute” e “La stanza della tessitrice” in questo romanzo d’esordio non c’è il doppio piano narrativo, tecnica della quale Cristina Caboni dimostrerà successivamente di essere una vera maestra.
                                         
Beatrice Rossini è un personaggio intrigante e gli accenni alla sua appassionante storia lasciano sfortunatamente il lettore con il desiderio inappagato di sapere qualcosa di più sulle vicende di questa donna così affascinante vissuta in un’epoca lontana e sul suo amore sfortunato.

Ogni libro di Cristina Caboni è incentrato sulla professione della sua protagonista e, grazie a scrupolose ricerche, l’autrice riesce sempre a condurre il lettore in un mondo a lui sconosciuto, un mondo ricco di dettagli che si svela pagina dopo pagina ai suoi occhi.

Se con “La rilegatrice di storie perdute” abbiamo fatto la conoscenza del mondo dei libri antichi e dell’arte della legatoria e con “La stanza della tessitrice” siamo diventati esperti di stoffe e tessuti, ne “Il sentiero dei profumi” l’autrice ci conduce per mano nel magico mondo della profumeria e lo fa con la grazia e la passione che sempre contraddistinguano la sua scrittura.

Lidia Catalano (ttL – La Stampa) ha giustamente scritto che le atmosfere del romanzo ricordano quelle di "Chocolat" di Joanne Harris e se vogliamo essere più precisi questo lo si avverte soprattutto nelle pagine in cui Lucia è intenta a spiegare alla nipote che il profumo non è qualcosa che si sceglie. Il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima.

Il libro indubbiamente ha anche alcune analogie con un altro romanzo che ho amato moltissimo intitolato “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh; così come al termine di questo romanzo si trova un dizionario sul significato di ogni fiore, al termine del romanzo di Cristina Caboni è presente un  interessante dizionario dei profumi.
I due romanzi però hanno in comune tra loro molto più di questo, entrambi ad esempio hanno la capacità di riuscire a commuovere il lettore attraverso il racconto di una storia profonda e potente.

Elena è una donna fragile, insicura e timida, ma al momento giusto sa trovare la forza e la determinazione necessari per cambiare.

Il punto di forza dei romanzi di Cristina Caboni sta tutto in questa sua capacità di saper raccontare con delicatezza e sentimento storie sull’insicurezza dell’animo umano e sul coraggio di affrontare questa stessa insicurezza, trasmettendo al lettore positività e speranza.

“Il sentiero dei profumi”, come tutti le storie di questa autrice, è un romanzo in grado di stupire, emozionare e coinvolgere il lettore conquistandolo fin dalle prime pagine.





domenica 19 maggio 2019

“I Medici” di G. F. Young


I MEDICI
di G.F.Young
SALANI EDITORE
La storia della famiglia Medici ha un valore che va ben oltre quello prettamente storico poiché le vicende occorse ai suoi membri ci aiutano oggi ad acquisire molte informazioni sulla rinascita della cultura e dell’arte, sulla storia d’Europa, sulla nascita delle scienze e sulle grandi collezioni d’arte possedute da Firenze.

La dinastia medicea occupa quattro secoli della storia fiorentina e non solo, basti pensare che questa famiglia diede i natali a ben due papi (Leone X e Clemente VII) e a due regine di Francia (Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II, e Maria de’ Medici moglie di Enrico IV).

Il volume di G. F. Young ci racconta la storia dei Medici attraverso i ritratti di tutti i suoi membri a partire dal loro capostipite Giovanni di Bicci (1360-1428) fino all’ultima rappresentante della famiglia Anna Maria Ludovica che si spense nell’anno 1743.

Il nome della principessa Anna Maria Ludovica è forse quello a noi meno noto; eppure, è proprio nei confronti di questa straordinaria donna che Firenze ha un immenso debito di riconoscenza poiché è solo grazie alla sua lungimiranza e al suo amore per Firenze se questa può ancora oggi vantare quel patrimonio artistico che la rende la città d’arte più visitata al mondo.

Giovanni di Bicci ebbe due figli: Cosimo e Lorenzo.                                                       
Al ramo di Cosimo appartenevano i Medici più famosi, quali appunto lo stesso Cosimo Pater Patriae, Piero il Gottoso, Lorenzo Il Magnifico e suo fratello Giuliano, Piero lo sfortunato.
Questo ramo del quale l’autore parla in una prima parte del volume si spense dopo la settima generazione e la successione passò al ramo di Lorenzo; è quindi alla storia dei protagonisti di questo ramo secondogenito che viene dedicata la seconda parte del libro.

George Frederick Young (1846–1919) appassionato cultore di arte e di storia, era un colonnello dell’esercito inglese che appartenne alla colonia degli anglo-fiorentini nei decenni a cavallo fra il XIX e il XX secolo.

Questo libro è in effetti un saggio piuttosto datato, fu scritto infatti nel 1909, ma nonostante questo risulta essere ancora ai giorni nostri una delle opere più complete sulla dinastia medicea.

Questo volume presenta i Medici sotto un aspetto un po’ diverso rispetto a tutta la storiografia precedente in quanto spesso, come sottolinea lo stesso autore, le partigianerie hanno distorto la visione degli storici coevi influenzando anche i posteri in tal senso.
Il risultato è sempre stato quello di una storia in cui i Medici venivano dipinti senza alcun difetto dai loro sostenitori oppure come uomini spietati e senza scrupoli da parte dei loro detrattori.

L’intento di Young era quello di attenersi il più possibile ai fatti, avvalendosi per quanto più possibile dei documenti presenti negli archi di Stato, al fine di poter finalmente fare luce sulla verità.

Ai primi del Novecento la bibliografia sul ramo primigenio della famiglia era piuttosto corposa, mentre per quanto riguardava il ramo secondogenito questa di Young fu forse la prima storia completa che fosse mai stata scritta.

Nel secolo scorso Firenze era una meta ideale per gli stranieri e tra questi gli inglesi più di ogni altro si lasciarono sedurre dalle bellezze artistiche della città toscana.
Questa storia dei Medici è uno dei frutti più significativi di quella passione sviluppatasi nei confronti di Firenze, delle sue bellezze e conseguentemente nei confronti di quella  dinastia che più di ogni altra segnò la sua storia.

Nella prefazione Young scriveva che la sua voleva essere una storia obiettiva ed imparziale; sinceramente sarei propensa ad includere l’autore più tra i sostenitori che tra i detrattori della famiglia Medici, ma forse perché condivido il suo pensiero non posso che essere affascinata dalla sua opera e dalle sue opinioni.

Con Francesco I (1541-1587) come scrive lo stesso Young la campana funebre della fortuna de’ Medici comincia a sonare.
A metà del Cinquecento il carattere dei componenti di questa famiglia comincia a peggiorare e i suoi membri perdono gradualmente parte della loro abilità: l’inarrestabile decadimento è ormai iniziato. 

Young ha una sensibilità particolare nel raccontare la parabola discendente della famiglia che non si può non apprezzare tanto più se si prova a fare un confronto con il racconto di Luca Scarlini nel suo “L’ultima regina di Firenze” (Bompiani, 2018) dove l’autore ha scelto di avvalersi invece di tono piuttosto irriverente per narrare gli stessi eventi.

“I Medici” non è assolutamente un freddo compendio di storia, ma un libro che riesce a fare rivivere lo splendore e il declino di una dinastia attraverso i secoli raccontandoci le vicende non solo dei membri della famiglia, ma anche quelle degli altri attori della storia, dei vari re, regine, sovrani, papi che interagirono con i Medici nel corso dei secoli.

Un altro grande merito di questo libro è quello di saper raccontare la storia di Firenze e della dinastia medicea attraverso un grande affresco corale che comprende anche il racconto della storia dell’arte, della letteratura e delle scienze; così insieme ai membri della famiglia Medici possiamo fare la conoscenza di artisti quali Donatello, Brunelleschi, Botticelli, scienziati come Galileo Galilei, uomini di lettere come Poliziano solo per citare alcuni nomi.    
                                                                                                                                      
“I Medici” di G. F. Young è un’opera magistrale nella quale rivivono quattro secoli di storia fiorentina, italiana ed europea, ma che allo stesso tempo sa appassionare il lettore come un romanzo.

Un libro che non può mancare assolutamente nelle vostre librerie.






mercoledì 1 maggio 2019

“Amico, Nemico” di Simone Censi


AMICO, NEMICO
di Simone Censi
EDIZIONI MONTAG
Prima metà del Novecento, a Bray, una cittadina irlandese sulla costa orientale, vive una famiglia indigente, ma talmente miserabile che persino la Povertà in persona potrebbe permettersi di vivere in una casa migliore della loro.

Il racconto è narrato in prima persona dal protagonista ovvero il terzogenito di una coppia di genitori piuttosto male assortita.
La madre è una donna energica, corpulenta ed orgogliosa del suo essere irlandese mentre il padre, al contrario, è un uomo debole fisicamente, buono ed innocuo oltre ad essere un accanito bevitore.

Un giorno un’improvvisa malattia si porta via entrambi i genitori e, poiché gli zii non vogliono farsi carico dei ragazzi, questi vengono affidati ai servizi sociali e le loro strade si divideranno inevitabilmente per sempre.

Al nostro protagonista, sradicato dalla sua casa e condotto in una scuola industriale a vocazione religiosa, quindi non sarà dato sapere cosa ne sarà della sorella e del fratello che non rivedrà mai più.

Ha appena cinque anni e mezzo quando viene catapultato in una realtà a lui completamente sconosciuta.
Solo ed indifeso sarà costretto a fare i conti con qualcosa di spaventoso in un ambiente ostile fatto di violenza, indifferenza ed orrore.

A condividere il suo destino c’è però Johnny, un ragazzino suo coetaneo, che come lui ha alle spalle una storia simile alla sua , una storia fatta di povertà ed abbandono.

La vita all’interno dell’istituto segnerà profondamente l’esistenza di entrambi, tanto che, quando dopo molti anni i due, ormai adulti, si incontreranno nuovamente, al protagonista non resterà che prendere amaramente atto che di quel ragazzino a lui così caro non è rimasto più nulla, l’uomo che si troverà davanti sarà un perfetto sconosciuto.

L’amico Johnny se ne sarà andato per sempre lasciando il posto al nemico John.

La storia che ci racconta Simone Censi in questo breve romanzo, poco meno di un centinaio di pagine, è una storia molto intensa e carica di pathos.

La narrazione prende spunto da quanto emerso durante le indagini effettuate dalla commissione d’inchiesta sugli abusi su minori istituita dal governo irlandese nel maggio del 2000.
Inchiesta che si è conclusa nel 2009 portando alla luce gli orrori subiti da bambini e da ragazzi di entrambi i sessi ospiti dagli anni ’40 agli anni ’80 all’interno degli istituti religiosi in Irlanda.

Un’indagine che ebbe il compito di svelare quanto per anni era stato insabbiato, una storia fatta di sevizie, stupri e brutali pestaggi; grazie a migliaia di testimonianze, infatti, oggi quelle verità nascoste e manovrate sono finalmente state svelate in tutta la loro ferocia e crudeltà.

Nel libro di Censi si fa riferimento al rapporto Cussen del 1936, un chiaro esempio di come all’epoca si fosse in grado di manipolare la realtà anche quando veniva istituita un’apposita commissione per verificare e valutare eventuali criticità, commissione che in realtà veniva istituita solo per mettere a tacere l’opinione pubblica ed eventuali voci di corridoio sui discutibili metodi utilizzati nell’ambiente scolastico.

“Amico, Nemico” è un racconto di giovani vite segnate per sempre dalla paura e dalla perdita di dignità e rispetto; il racconto di come la cattiveria e la frustrazione portino con sè altrettanta cattiveria e frustrazione in un continuo circolo senza fine, dove la vittima il più delle volte, una volta cresciuta, diviene a sua volta ella stessa carnefice.
                                             
La brutalità e la violenza accendono una sete di vendetta difficile da placare, quella sete che l’autore riesce a descrivere così bene attraverso l’immagine di quegli occhi velati di quel grigio di indifferenza alla vita.

Il tema trattato dal romanzo è complesso e di non facile trattazione, ma Simone Censi ha dimostrato di sapere affrontare un argomento così spinoso con un garbo ed una delicatezza non comuni.

Attraverso una prosa chiara, semplice e scorrevole, l’autore riesce infatti, fin dalle prime righe, a coinvolgere e rendere partecipe il lettore che apprende con turbamento e sdegno quanto accaduto in una delle pagine più nere della storia d’Irlanda e della Chiesa cattolica.

“Amico, Nemico” è un romanzo che fa riflettere, indignare e commuovere; un romanzo che ci racconta una storia, come purtroppo ce ne sono tante, che nessuno di noi dovrebbe ignorare o dimenticare.



Dello stesso autore vi ricordo “Il garzone del boia”.





domenica 28 aprile 2019

“I quattro cigni” di Winston Graham


I QUATTRO CIGNI
di Winton Graham
SONZOGNO
Eccoci arrivati al sesto appuntamento con la saga dei Poldark; questo tanto atteso sesto volume è ambientato nella Cornovaglia degli anni 1795-1797.

Mentre in Europa i venti della Rivoluzione Francese continuano a soffiare, sulla scena internazionale inizia ad affermarsi un nuovo personaggio storico che molto farà parlare di sé, un generale la cui stella inizia a brillare: Napoleone Bonaparte.

Ross Poldark ha finalmente raggiunto la stabilità economica, le cose sembrano ormai girare per il verso giusto tanto da potersi permettere di ampliare e ristrutturare casa facendo addirittura giungere da Londra un famoso stuccatore.

Il rapporto con Demelza sembra ora aver trovato stabilità e complicità, Jeremy e la piccola Clowance crescono spensierati e in salute, e anche Garrick, sebbene ormai anziano, contribuisce a rallegrare e rasserenare la vita famigliare.

Gli scontri, però, sono sempre alle porte non solo sui campi di battaglia, ma anche nella vita di tutti giorni, così ben presto Ross si troverà a dover fronteggiare le lotte interiori di cui saranno vittime le sue quattro donne, i suoi quattro cigni, da qui il curioso titolo del romanzo.

Caroline, ormai convolata a nozze con Dwight, vede messo a dura prova il suo rapporto col marito a causa delle loro forti divergenze caratteriali.

Elizabeth rischia di perdere tutto a seguito delle inopportune rivelazioni fatte da zia Agatha a George poco prima di morire.
George, sempre più logorato dal dubbio che Valentine possa essere davvero figlio di Ross, non solo sente crescere in lui un rifiuto sempre più forte verso il bambino, ma logorato da una gelosia perversa e perniciosa, prende ogni giorno di più le distanze dalla moglie.

Morwenna, in attesa del suo primo figlio e sempre più disgustata dal marito, annaspa nel tentativo di tenere Osborne il più possibile lontano da lei.
Ancora innamorata di Drake, fiaccata nel corpo e nello spirito, Morwenna lotta giorno dopo giorno per trovare la forza di ribellarsi al suo infelice presente.

Demelza, l’irreprensibile e innamoratissima moglie di Ross, colei che tutti avrebbero giurato essere al di sopra di ogni sospetto, ebbene anche lei, troppo spesso trascurata e data per scontata dal marito, rischia di mettere a repentaglio la sua felicità coniugale a causa di un bellissimo e nobile giovane, Hugh Armitage.

Che dire di Hugh? Il giovane è l’opposto di Ross Poldark.
Ross è un uomo pragmatico, irruente, testardo e talvolta irriverente, Hugh al contrario è gentile ed idealista.
Hugh è il poeta che, proprio grazie ai suoi versi ed alla sua dolcezza, farà vacillare la forza di volontà e la lealtà di Demelza nei confronti del marito.

Riuscirà Hugh nel suo intento? E come reagirà Ross dinnanzi all’infatuazione della moglie per un altro uomo?

Ne "I quattro cigni" si delinea anche una nuova coppia ovvero quella formata da Sam Carne, il fratello di Demelza, e da una ragazza del paese.

Emma è giovane, bella e appariscente, ma anche una ragazza dalla condotta piuttosto discutibile in quanto non nasconde le sue numerose frequentazioni maschili.
Sam è un ministro di Dio, un fervente metodista per il quale la cosa che più conta è riuscire a salvare l’anima della donna amata.

Viste le premesse, nonostante l’attrazione ed i sentimenti che i due sembrano nutrire l’uno per l’altra, il loro amore non sembra essere nato sotto i migliori auspici.

Sembra proprio che in amore il destino si diverta ad accanirsi contro i fratelli Carne, prima la contrastata storia di Drake e Morwenna ed ora lo sfortunato amore di Sam ed Emma.   

Che dire di questo sesto volume della saga? “I Quattro cigni” mantiene l’alto livello dei precedenti romanzi.

Come gli altri libri è una lettura scorrevole che si fa leggere tutta d’un fiato.

I nuovi personaggi sono affascinanti e perfettamente inseriti all’interno del racconto; si può provare per loro simpatia o avversione, ma mai indifferenza.

Ci si può commuovere per il giovane Hugh o si può disapprovare il suo comportamento bollandolo come troppo melenso ed affettato, ma di certo ci si sentirà costretti a prendere posizione sulla vicenda come se si fosse realmente chiamati a farlo da una forza superiore, il distacco non è ammesso.

Le vecchie conoscenze dal canto loro, sempre così reali e vive nei loro turbamenti e nel loro caos interiore, ci regalano ancora una volta nuove emozioni seducendoci con le loro contraddizioni ed i loro confusi sentimenti.
                         
Con “I quattro cigni” Winston Graham si è confermato ancora una volta autore di grande capacità perché è tutt’altro che facile saper mantenere viva l’attenzione del lettore per così tanti romanzi.

Infatti nella saga dei Poldark la forza del racconto e la capacità di affascinare e coinvolgere il lettore, volume dopo volume, rimane inalterata.

“I quattro cigni” è un romanzo che, voltata l’ultima pagina, ci lascia, come sempre, ancora una volta, col fiato sospeso in trepidante attesa della prossima pubblicazione.



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