lunedì 31 dicembre 2018

“Viking - La regina del mare” di Linnea Hartsuyker


VIKING
LA REGINA DEL MARE
di Linnea Hartsuyker
GIUNTI
“La regina del mare” è il secondo volume della trilogia "Viking” nata dalla penna di Linnea Hartsuyker.

L’autrice si è ispirata per scrivere questi romanzi alle storie narrate nell’Heimskringla, opera del XIII secolo di Snorri Sturluson, storico, poeta e uomo politico islandese vissuto ben quattro secoli dopo gli eventi storici da lui raccontati.

Sono trascorsi sette anni dalla battaglia di Vestofold, episodio col quale si chiude il primo volume della saga, “Le ossa di Ardal”.

La realizzazione del sogno di Harald di una Norvegia unita sotto il suo regno è ancora lontano.
Molti sono coloro che sono fuggiti in Islanda e da qui progettano, grazia ad un’alleanza con il re di Svezia, di riprendersi i propri regni.
Re Harald nel frattempo è sempre più in aperto contrasto con il suo alleato Re Hakon e la loro unione diviene ogni giorno più incerta ed inaffidabile.

Ragnvald, nonostante creda sempre fermamente alla sua visione e continui a sostenere con tutte le sue forze il progetto del suo re, inizia ad essere stanco di combattere e vorrebbe avere un po’ di tempo per potersi dedicare a Sogn, la sua terra, ma anche ai suoi figli che stanno crescendo senza di lui.

Svanhild in questi anni a fianco del marito Solvi ha viaggiato raggiungendo terre lontane, ha assaporato la libertà, ma anche lei, come il fratello Ragnvald, vorrebbe ora trovare un luogo dove fermarsi e fare crescere il piccolo Eystein.

Eystein è un bimbo gracile che non solo non ha ereditato la forza e la determinazione dei genitori, ma purtroppo neppure la passione per il mare al quale invece preferisce le verdi distese d’erba.   

Svanhild dovrà mettere in campo tutto il suo coraggio se vorrà sopravvivere ai colpi avversi della sorte e si ritroverà a dover compiere ancora una volta scelte molto difficili per poter rimanere padrona del proprio destino.

In questo secondo libro ritroviamo i protagonisti che tanto abbiamo amato nel primo volume della saga: Ragnvald, Solvi, Savnhild,

Ognuno di loro è rimasto se stesso, pur cambiando e maturando; gli eventi li hanno trasformati in uomini e donne diversi eppure ancora fedeli a stessi.

L’impulsivo e avventato Ragnvald, anche se ancora fiero e indomito, è diventato un uomo più riflessivo che ha imparato a giocare d’astuzia.
Lo sconfinato attaccamento per il suo re metterà a repentaglio non solo la sua vita, ma anche i suoi rapporti con parenti ed amici; Ragnvald, però, saprà restare saldo nelle sue convinzioni e fedele alla sua visione del lupo dorato che regnerà un giorno su tutta la Norvegia unita.

Sotto il peso dei dolori e delle avversità, Svanhild, la ragazzina testarda e ribelle, è diventata una donna forte e coraggiosa che ha saputo conquistare per se stessa l’appellativo di regina del mare.
Svanhild però dovrà sfoderare tutta la sua energia e la sua determinazione se vorrà rimanere fedele al suo insaziabile desiderio di libertà.

Il cambiamento non si avverte solo nei protagonisti della storia, ma in tutti i personaggi: mentre Heming prende coscienza di quanto per lui sia negativa l’influenza del padre Hakon, suo fratello Oddi inizia a guardare con nuovi occhi Ragnvald, il suo migliore amico; Harald mano a mano che acquista maggiore fiducia in se stesso, sempre più si allontana dallo zio e consigliere Guthorm; mentre Vigdis acquista un po’ di umanità rispetto alla donna fredda e calcolatrice del primo libro, Hilda si rivela essere invece una buona madre, ma una moglie distante e scostante.

Nonostante un avvio piuttosto lento, questo secondo romanzo si rivela essere assolutamente all’altezza del primo volume della trilogia.

“La regina del mare” è un libro coinvolgente e appassionante dove azione, intrighi, passione, tradimento, violenza e politica si susseguono senza esclusione di colpi.

I personaggi conservano immutato il fascino del primo volume riuscendo a mantenere intatti l’incanto e le emozioni suscitate nel lettore con “Le ossa di Arval”.

Non ci resta quindi che restare in trepidante attesa dell’uscita del terzo e conclusivo libro della saga, The Golden Wolf.






lunedì 24 dicembre 2018

“La dama dei Medici” di Jeanne Kalogridis


LA DAMA DEI MEDICI
di Jeanne Kalogridis
NEWTON COMPTON EDITORI
“La dama dei Medici” è ambientato nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, ma la protagonista non è un’esponente della splendente corte rinascimentale medicea, come ci suggerirebbe il titolo, bensì una ragazza del popolo.

Firenze è stata scomunicata da papa Sisto IV in aperto contrasto con Lorenzo de’ Medici; la guerra è alle porte e, come sempre in questi frangenti, sono proprio i più indigenti ad essere maggiormente colpiti trovandosi a dover subire un aggravamento delle già pessime condizioni di vita in cui versano.

Giuliana era stata abbandonata in fasce dinnanzi all’Ospedale degli Innocenti e qui era rimasta fino a quando, ormai cresciuta, aveva dovuto lasciare la struttura per raggiunti limiti di età.
Dopo essersi rifiutata di sposare il pretendente propostogli dalle suore, un anziano conciatore due volte vedevo e padre di diversi figli, Giuliana, completamente abbandonata a se stessa, tira ora avanti campando di espedienti e di piccoli furti.

A farle compagnia ci sono Tommaso, un orfano di sei anni, la cui madre era morta di peste dinnanzi ai suoi occhi, e Cecilia, di pochi anni più grande di Giuliana, per lei più che un’amica quasi una sorella, conosciuta ai tempi dell’orfanotrofio.

Giuliana, travestita da ragazzo, una sera come tante altre, sta tendendo il “tranello” insieme a Tommaso a quello che in apparenza sembra essere un innocuo ed anziano signore, ma qualcosa va storto e mentre Tommaso riesce a scappare, Giuliana viene invece arrestata.

La ragazza, con il consenso del gendarme, riesce a sottrarsi alla prigione e viene portata via dall’uomo che aveva cercato di derubare.

L’anziano signore però si rivelerà essere un uomo molto diverso da quello che Giuliana aveva immaginato.

Ser Giovanni, il cui vero nome è in realtà Abramo, proporrà a Giuliana di lavorare per lui; quello che le viene richiesto di eseguire è un compito rischioso e pericoloso, ma anche molto ben retribuito.

La proposta dell’uomo è una di quelle proposte irrinunciabili, ma non sarà solo il ricco compenso che indurrà la ragazza ad accettare di collaborare con lui.
                                                                                                                           
Quando Giuliana era stata abbandonata aveva con sé un talismano d’argento, un talismano molto raro e prezioso, un talismano creato per lei dal leggendario Mago di Firenze.
Questo disco d’argento con la raffigurazione del marchio del Mago, un piccolo sole e una luna congiunti, racchiudere in sé un prezioso segreto.
Sarà proprio grazie a questo oggetto che non solo Giuliana avrà la possibilità di scoprire l’identità dei suoi genitori, ma anche di aiutare i Medici e la città di Firenze.

Giuliana è una ragazza intraprendente, fiera e determinata; è solita atteggiarsi a dura, ma in realtà la sua è solo una maschera che indossa per cercare di non soffrire.
Giuliana è spaventata dalla possibilità di perdere le persone a lei care, ha paura dell’abbandono e così cerca di chiudere il suo cuore senza però riuscirci mai completamente.

Non esita a definire se stessa una ladra, un’eretica, una peccatrice, però allo stesso tempo non perde occasione per sottolineare di essere una persona leale.

L’amore per Giuliana è qualcosa che esiste solo per spezzare il cuore, mentre la lealtà è un’altra questione, la lealtà per Giuliana è sinonimo di onore.

Giuliana si dichiara leale in particolar modo verso Lorenzo de’ Medici; come ogni povero, anche lei è furiosa con lui per le condizioni in cui versa la popolazione, ma gli resta comunque fedele perché per lei essere leale verso Lorenzo significa essere leale verso la sua città; per Giuliana Lorenzo il Magnifico e Firenze sono infatti la stessa cosa.

Il romanzo è un’opera di pura fantasia i cui personaggi per quanto affascinanti e veritieri non hanno alcuna attinenza con la realtà.
Gli unici personaggi reali sono Lorenzo de’ Medici e sua madre Lucrezia  Tornabuoni, ma nulla di reale vi è nell’intreccio narrativo che li lega alla vita della protagonista del romanzo.

Il libro di Jeanne Kalogridis è una lettura piacevole che si contraddistingue per la sua trama intrigante, per la sua minuziosa ambientazione storica e per i suoi personaggi affascinanti e ben caratterizzati.

Da sottolineare inoltre la magistrale capacità dell’autrice nell’indurre il lettore a calarsi direttamente nella storia attraverso un’accurata descrizione della topografia della città.
Grazie a questa infatti il lettore si ritrova catapultato nella Firenze medicea sulle tracce dei vari personaggi per assistere quasi in prima persona alle loro imprese; con loro si aggira dalle parti della Chiesa di San Lorenzo, si sofferma ad ammirare le bellezze del Duomo e del Battistero, percorre  Via dei Calzaiuoli e la Via Larga (oggi insieme all’antica Via San Leopoldo divenuta Via Cavour), passa davanti a Palazzo della Signoria, attraversa Ponte Vecchio per dirigersi verso Borgo San Iacopo.  

“La dama dei Medici” potrebbe rientrare come genere, se non fosse per la sua ambientazione nel Rinascimento italiano, tra i romanzi cosiddetti di “cappa e spada” di cui il bello e tenebroso maestro di spada Niccolò potrebbe essere un protagonista perfetto.

Il libro di Jeanne Kalogridis è un romanzo avvincente, suggestivo e coinvolgente; una lettura che ha confermato la buona impressione che mi ero fatta di questa autrice quando qualche tempo fa avevo letto “La sposa dell‘inquisitore” edito da Longanesi.






domenica 2 dicembre 2018

“Origin” di Dan Brown


ORIGIN
di Dan Brown
MONDADORI
Edmond Kirsch, miliardario quarantenne futurologo, guru dei computer, inventore ed imprenditore fuori dagli schemi, nonostante la sua giovane età ha già ideato un notevole numero di tecnologie avanzate che hanno rappresentato un incredibile salto in avanti in svariati campi: dalla robotica alle neuroscienze, dall’intelligenza artificiale alle nanotecnologie.

Ora Edmond Kirsch è pronto a svelare la sua ultima scoperta, qualcosa di grandioso e inimmaginabile, qualcosa che avrà un impatto profondo sui credenti di tutto il mondo qualunque religione essi professino.

Il quarantenne futurologo sostiene infatti di aver trovato la risposta ai due misteri che da sempre stanno al centro dell’esperienza umana, la creazione e il destino dell’uomo.
Kirsch in una conferenza indetta al museo Guggenheim di Bilbao risponderà alle due domande fondamentali sulle quali l’umanità si interroga da secoli: Da dove veniamo? Dove andiamo?

Edmond Kirsch vent’anni prima era stato uno tra gli studenti più promettenti di Robert Langdon all’università di Harvard dove aveva seguito il suo seminario su “Codici, cifrari e il linguaggio dei simboli”.
La passione per il computer aveva allontanato quasi subito il giovane Edmond dal mondo della semiotica, ma tra alunno e insegnate era nato un solido legame.
Proprio per questo motivo Langdon è uno degli invitati alla serata a cui prenderanno parte solo ospiti illustri, serata nella quale Edmond Kirsch divulgherà la sua preziosa scoperta.

Alla conferenza però qualcosa andrà storto e il professor Langdon si troverà in grave pericolo; costretto a fuggire, non solo dovrà lottare per la propria sopravvivenza, ma anche per difendere l’inestimabile patrimonio di conoscenza del suo ex-alunno che rischia di andare perduto per sempre.

Credo che pochi scrittori riescano a catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine di un romanzo come è in grado di fare Dan Brown.

Non sono un’appassionata del genere thriller, ma ogni volta che affronto la lettura di un libro di questo autore, nonostante magari abbia già divorato un centinaio di pagine rendendomi conto perfettamente che non è ancora accaduto nulla di concreto nella storia, la suspense che Dan Brown riesce a creare fa si che diventi per me praticamente impossibile trovare la forza di posare il volume.

“Origin” è ambientato in una cattolicissima Spagna post-franchista, dove il re in fin di vita, assistito dal suo confidente e consigliere, il rigido vescovo Antonio Valdespino, sta per lasciare il regno nelle mani del suo unico figlio.
In un paese dove ogni giorno cresce sempre di più il desiderio di laicizzazione, la gente si chiede che tipo di re sarà l’erede al trono le cui idee sono avvolte ancora nel mistero.
Di lui, in verità, si sa solamente che ha scelto di sposare una donna non nobile, forte e indipendente, Ambra Vidal, la direttrice del museo Guggenheim; questo lascerebbe presagire forse un’apertura verso un futuro più libero e indipendente.

“Origin” è un romanzo che oltre ad avvicinarci al mondo dell’arte moderna e contemporanea, cercando di darci qualche definizione e qualche parametro che ci aiuti ad orientarci in questo campo, per me devo ammettere ostico e sconosciuto quanto al professor Langdon, ci pone anche diversi interrogativi attuali e piuttosto delicati, non solo sull’annosa questione del rapporto che intercorre tra scienza e religione, ma anche su quanto le nuove tecnologie stiano cambiando il nostro modo di rapportarci con il mondo e interagire con il prossimo.

Non potendo anticiparvi molto di più, per non rovinarvi il piacere della lettura, vi posso solo dire che trama avvincente e adrenalinica, cospirazioni e teorie complottistiche, intelligenze artificiali e colpi di scena oltre alla presenza dell’immancabile Robert Langdon, l’affascinante protagonista dei migliori romanzi di Brown, sono gli ingredienti che fanno di “Origin” un altro bestseller assolutamente da leggere per gli appassionati del genere e non solo.





sabato 24 novembre 2018

“Dante. Una vita in esilio” di Chiara Mercuri


DANTE
UNA VITA IN ESILIO
di Chiara Mercuri
EDITORI LATERZA
Non è facile comprendere oggi cosa davvero significasse nell’Italia del Trecento essere mandati in esilio.
Essere cacciati non comportava esclusivamente dover lasciare la propria città, il proprio nido per mai più farvi ritorno, ma voleva dire perdere tutto sia dal punto di vista economico che dal punto di vista morale ed affettivo.
I beni confiscati, la casa distrutta pietra a pietra erano solo gli effetti tangibili dell’esilio, ma ciò che più di ogni altra cosa decretava la rovina dell’esule era dover fare i conti, giorno dopo giorno, con la propria dignità calpestata, con la freddezza e l’imbarazzo degli amici, con la consapevolezza che i propri figli avrebbero pagato duramente per le colpe dei padri.

Il libro di Chiara Mercuri parte proprio da questi aspetti per raccontarci la vita e le opere di Dante Alighieri.

La prima parte del libro si focalizza su Firenze e sugli scontri sempre più accesi che nacquero tra le due opposte fazioni, quella dei Guelfi Bianchi capitanata dalla famiglia Cerchi  e quella dei Guelfi Neri capeggiata dalla famiglia Donati.
La lotta andava ben oltre una mera questione politica che contrapponeva la benevolenza dei Bianchi nei confronti dell’Impero al vigoroso sostegno dei Neri nei confronti del Papato, in verità quello per cui si combatteva davvero era il dominio sulla città di Firenze.

stemma dei Cerchi
I Cerchi erano una famiglia nuova, arrivata dal contado, che in poco tempo, grazie alle ricchezze derivanti dal commercio, era diventata una delle famiglie più ricche d’Europa.
Al contrario i Donati, famiglia di antico lignaggio, ancora legati all’immagine di un tempo per cui la nobiltà si misurava con le armi e non col il dialogo ed il fiorino, mal digerivano l’avanzata di questi parvenu che amavano ostentare il loro ingente patrimonio.

Due furono le grandi passioni di Dante Alighieri: la politica e la poesia.

Così, se la prima parte del libro è dedicata alla sua attività politica, la seconda parte è incentrata sulla sua poetica e sulla genesi delle sue opere letterarie.
stemma dei Donati
L’approccio alle opere di Dante che Chiara Mercuri propone è lontano da quello  scolastico a cui la maggior parte dei lettori è abituato; quello della Mercuri è un approccio più vivo, più intimo che coinvolge il lettore rendendolo partecipe della vita del poeta, tanto che, per la prima volta, riusciamo a provare empatia nei confronti dell’uomo del quale ognuno di noi sui banchi di scuola ha sempre percepito la grandezza, ma anche un certo straniamento.
Chiara Mercuri ci regala un’immagine di un Dante decisamente meno distaccato; facciamo così la conoscenza di un uomo appassionato di politica, un amico fedele, un letterato moderno, un padre in pena per i figli, un cittadino preoccupato per la sua città.

Il Dante di cui leggiamo nelle pagine del libro di Chiara Mercuri è un personaggio scomodo per la Firenze dell’epoca perché, proprio a causa di quell’amore che egli prova per la sua città, non desiste mai dal denunciarne pubblicamente, con le sue epistole e con le sue opere, i mali e vizi  che la affliggono: corruzione, violenza e cupidigia.

Dante condanna pesantemente Vieri de’ Cerchi per non aver reagito con decisione nel momento cruciale; non gli perdona di aver temporeggiato, di aver rimandato lo scontro con Corso Donati, un uomo violento e nemico delle leggi.
Secondo le accuse di Dante Vieri de’ Cerchi si sarebbe fatto rovinare per tirchieria, per paura di sperperare denaro pagando armati che difendessero il suo partito, ma come giustamente  l’autrice ci ricorda, per quanto sia nostro desiderio essere solidali con Dante, non possiamo esimerci dal notare che i Cerchi pagarono  a caro prezzo l’atteggiamento del loro capo poiché la loro famiglia tra le più ricche d’Europa venne di colpo spazzata via.

“Dante. Una vita in esilio” è un libro che, pur presentando diverse inesattezze storiche,  risulta una lettura interessante perché porge notevoli spunti di riflessione sulla vita del poeta e sulla Firenze del suo tempo.

La scrittura scorrevole, lo stile appassionato ed i puntali e numerosi riferimenti alle opere di Dante rendono la lettura del libro piacevole come se si trattasse di un romanzo.

Gli errori riportati nel libro, possiamo citarne ad esempio uno molto evidente ovvero Beatrice sposata a Forese Donati anziché a Simone de’ Bardi, pesano indubbiamente sulla sua veridicità, così da non poterlo ritenere un saggio valido ed affidabile.

A dispetto di tutto però non mi sento di sconsigliarne la lettura perché il libro di Chiara Mercuri ha, nonostante gli evidenti limiti, una grande pregio ossia quello di saper risvegliare in noi l’interesse nei confronti delle opere di Dante, ma soprattutto, servendosi di accostamenti con quella contemporanea, di risvegliare il nostro interesse nei confronti della politica dell’epoca.




domenica 11 novembre 2018

“1791 Mozart e il violino di Lucifero” di Davide Livermore e Rosa Mogliasso


1791 MOZART
E Il VIOLINO DI LUFICERO
di Davide Livermore e Rosa Mogliasso
SALANI EDITORE
Flavio Tondi è un virtuoso del violino, un uomo preciso e metodico, unica sua debolezza il gentil sesso. La sua vita è segnata da donne fatali e tra queste una su tutte, l’unica vera donna della sua vita, Samuela Bravermann, con la quale si è sposato due volte e dalla quale altrettante volte ha poi divorziato. 
Il maestro Tondi incontra Samuela nuovamente a Parigi e tutto lascia presagire che, con ogni probabilità, i due torneranno insieme nonostante lui al momento sia sposato con un’altra donna. 
Durante un concerto lo Stradivari, l’inseparabile compagno del violinista, resta intrappolato nelle ante scorrevoli della porta a vetri del corridoio dei camerini e va in frantumi.
Lo Stradivari però racchiude un segreto di incalcolabile valore, un segreto che è stato nascosto all’interno dello strumento centinaia di anni prima. 
La storia inizia infatti nell’anno 1706 in un antico monastero nei pressi di Dresda  dove, per bocca di una giovane fanciulla, viene rivelata una oscura profezia che mette in guardia i potenti della terra dal Puledro dorato che presto galopperà nel mondo e che, dopo avergli fatto provare l’angoscia del soldato che affronta la guerra, reciderà loro le corone dal capo . 
Partendo proprio da questa profezia si dipana una storia fantastica i cui protagonisti sono in parte reali e in parte di pura invenzione.
I personaggi sono numerosissimi: conti, marchesi, cantori evirati, musicisti, angeli, sovrani e gran dame di corte, tutti schierati chi da una parte chi dall’altra nel sanguinoso conflitto in corso tra Lucifero e Mammona. 
Un thriller storico che conduce il lettore pagina dopo pagina ad indagare su un mistero che si dipana dal Settecento ai giorni nostri e i cui principali protagonisti altri non sono che il genio di Mozart e la sua straordinaria musica. 
Il romanzo nasce dalla collaborazione tra Davide Livermore, regista d’opera tra i più importanti della scena internazionale, e Rosa Mogliasso, laureata in Storia e critica del cinema e autrice già di numerosi romanzi, un connubio molto ben riuscito in grado di far rivivere il teatro e la musica classica attraverso le pagine di un libro.
Da non dimenticare inoltre le bellissime illustrazioni ad opera di Francesco Calcagnini, scenografo e regista, che fanno da cornice e impreziosiscono il volume; da sottolineare in modo particolare l’affascinante illustrazione della copertina che sorprende il lettore sotto la sovraccoperta del volume. 
“1791 Mozart e il violino di Lucifero” è un thriller appassionante e coinvolgente anche se talvolta forse un po’ ostico e di ardua interpretazione per chi completamente digiuno di conoscenze musicali. 
Come tipologia il romanzo potrebbe essere accostato a “Il codice Da Vinci”, come nel racconto di Dan Brown infatti il lettore viene accompagnato a far luce su eventi che hanno radice nel passato ma che, essendo ormai giunti alla resa dei conti finale, hanno pesanti ripercussione sul presente. 
I personaggi del romanzo sono tutti molto convincenti tanto che il lettore stenta tantissimo a districarsi tra ciò che è reale e ciò che invece è solo frutto della fervida fantasia degli autori; le note che si trovano in fondo al volume sono quindi un elemento davvero prezioso per fare chiarezza una volta terminata la lettura.  
Ogni protagonista è affascinante a modo suo, ma fra tutti il personaggio di Venanzio Rauzzini, musico soprano allievo del Porpora e la cui voce di castrato fu l’unica amata da Mozart, è quello che forse più di tutti intriga e attrae il lettore. 
Venanzio è una figura che appassiona fin dalla sua apparizione quando bambino viene venduto al principe di San Severo e inizia così la sua carriera artistica, una carriera che se da un lato gli porterà via tanto dall'altro gli saprà donare anche molto.
Il Venanzio Rauzzini del romanzo è un personaggio dotato di grande capacità di adattamento e in grado di saper reagire ai colpi bassi della sorte.
Venanzio non si abbatte facilmente e se accade è solo per la frazione di un attimo perché lui è uno spirito libero, un combattente che ama la vita, un uomo guidato dalla passione; egli non dimentica mai nulla né il bene che gli è stato fatto né i torti che è stato costretto a subire, ma più di ogni altra cosa Venanzio non dimentica gli amici tanto che per tutta la vita resterà legato al ricordo del suo amato amico d’infanzia, Ferruccino suo. 
“1791 Mozart e il violino di Lucifero” è un libro diverso, un romanzo di indagine coinvolgente e carico di suspense, ma che sa anche regalare al tempo stesso struggenti pagine di intensa emozione come nella migliore tradizione operistica.


venerdì 2 novembre 2018

“La battaglia degli albi” di Markus Heitz

LA BATTAGLIA DEGLI ALBI
di Markus Heitz
TEA
Secondo volume della leggenda degli albi, la saga fantasy nata dalla penna di Markus Heitz, “La battaglia degli albi” riprende il racconto dall’episodio con il quale si chiudeva il primo romanzo vale a dire dalla vittoria riportata da Chapalor e Sinthoras.

Grazie all’alleanza stretta con il Demone di Nebbia, i Nostàroi, erano riusciti finalmente a spezzare l’incantesimo che difendeva la Porta di Pietra, unica via di accesso al Tark Draan.

Caphalor e Sinthoras alla testa di un grande esercito costituito dagli albi e dai loro alleati, le creature dell’Ishìm Voróo (orchi, umani, giganti…), possono ora finalmente pianificare l’attacco contro i loro odiati nemici: gli elfi.

Purtroppo però dopo l’entusiasmo iniziale per la vittoria riportata, le cose sembrano precipitare: il Demone di Nebbia non esita a tradire gli alleati intenzionato a sottometterli insieme a tutte le altre razze con l’intento di proclamarsi signore assoluto; il Dsôn Faïmon viene assediato dai dorón ashont, un nemico che gli albi pensavano di aver sconfitto per sempre tanti frammenti di infinito prima; Caphalor e Sinthoras sono costretti a fare i conti con chi nel Dsôn Faïmon trama alle loro spalle per vendetta e gelosia.

Il secondo volume, contrariamente al primo che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine, stenta un po’ a decollare forse complice anche l’introduzione di molti nuovi personaggi e la frammentarietà del racconto che apre molteplici luoghi di azione disorientando non poco colui che affronta la lettura del romanzo.

È vero che i cultori del genere fantasy sono abituati a districarsi tra racconti le cui azioni sono ambientate in luoghi diversi, pensiamo ad esempio alle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin, ma ne “La battaglia degli albi” Markus Heitz tende, a mio avviso, a cambiare ambientazione ad intervalli un po’ troppo brevi costringendo così il lettore a salti narrativi troppo repentini.

Il secondo libro introduce molte nuove figure sia tra le fila degli umani che tra le fila degli albi.

Interessanti sono i personaggi che appartengono alla schiera dei maghi, primo tra tutti la giovane apprendista Famenia che si trova all’improvviso investita di responsabilità tali da richiedere conoscenze che sembrano andare ben oltre gli insegnamenti ricevuti dal suo maestro Jujulo, ma che invece saprà dimostrare una straordinaria forza d’animo e delle capacità sorprendenti.

Tra i personaggi albici invece su tutti spicca Carmondai, maestro dell’immagine e della parola, a lui viene affidato il compito di scrivere il poema che tramanderà ai posteri la gloriosa impresa della conquista della Terra Nascosta.
Carmondai si rivelerà una risorsa molto preziosa per i Nostàroi e per la causa degli albi perché ben presto le sue abilità si riveleranno essere ben superiori ad ogni aspettativa.

Introdurre nuovi personaggi e non concentrarsi solo sulle vicende che riguardavano direttamente Sinthoras e Caphalor, protagonisti del primo libro, è stata una scelta ponderata da parte dell’autore al fine di lasciare spazio ad altre figure.

Il terzo libro della saga infatti “Il cammino oscuro” avrà come protagonisti personaggi diversi e differente sarà anche l’ambientazione.
Con il terzo volume Markus Heitz ci condurrà infatti nelle caverne nel Phondrasôn per rivelarci i segreti della “Forra Oscura”.

Chi fosse interessato a conoscere il destino di Caphalor e Sinthoras sarà quindi costretto a leggere i romanzi sui nani che fanno parte dell’altra saga, “La saga dei nani”, altra opera di Markus Heitz.

Chi ha letto la mia recensione di “La leggenda degli albi” sa che ero entusiasta di quel romanzo, purtroppo questo secondo volume non è riuscito ad affascinarmi quanto il primo.
Nonostante le vicende raccontate in questo romanzo siano comunque coinvolgenti, manca quella scintilla che avevo riscontrato nel primo volume.
Gli stessi nuovi personaggi, a parte Carmondai e in parte Famenia, restano solo abbozzati e manca quella dettagliata caratterizzazione che contrassegnava le figure del primo libro, figure come Raleeha, Karjuna e la stessa Timānris.

Non credo quindi che proseguirò nella lettura della saga, ma sarei a questo punto piuttosto tentata di iniziare a leggere i volumi riguardanti i nani.
L’impressione, infatti, è che possa essere una lettura necessaria per meglio comprendere i romanzi dedicati agli albi da leggersi quindi in un secondo tempo.

Vi informo, per chi fosse interessato, che il quarto volume della saga degli albi intitolato “L’ira degli albi” è in uscita proprio in questi giorni nelle librerie.






sabato 27 ottobre 2018

“Il Principe – Il romanzo di Cesare Borgia” di Giulio Leoni


IL PRINCIPE
IL ROMANZO DI CESARE BORGIA
di Giulio Leoni
EDITRICE NORD
Dicembre 1502, Cesare Borgia vede ormai sfumato il sogno di dominare l’Italia intera. Con le poche truppe rimastegli fedeli, non gli resta che contemplare il tramonto del suo grandioso progetto, ma fedele al suo motto aut Cesare aut nihil, il duca Valentino non ha intenzione di rinunciare a vendicarsi in modo teatrale di coloro che l’hanno tradito.

Rincuorato dall’arrivo inaspettato di Leonardo Da Vinci, l’uomo a cui aveva affidato il compito di creare nuove armi, Cesare Borgia fa allestire un suntuoso banchetto i cui unici invitati saranno quei quattro personaggi che credevano di poterlo tradire impunemente: Vitellozzo Vitelli, Francesco Orsini, Paolo Orsini e Oliverotto da Fermo.
Sotto lo sguardo attonito, ma allo stesso tempo affascinato di Leonardo Da Vinci, il duca Valentino porta a termine, con la sottile crudeltà e la disumana spietatezza che lo hanno sempre contraddistinto, quella che sarà ricordata come la strage di Senigallia.

Il libro di Giulio Leoni ripercorre gli anni in cui Cesare Borgia, grazie alle sue intrepide e numerose campagne militari attraverso l’Italia, aveva iniziato a dare forma al suo audace progetto politico.
Un sogno ambizioso per cui i tempi non erano ancora maturi e per questo destinato inevitabilmente al fallimento; un disegno politico che, non solo incuteva timore ai suoi avversari, ma anche a coloro ai quali lui stesso pagava regolarmente le condotte.

In quell’Italia divisa da innumerevoli lotte e sanguinose faide, soggetta alla continua ingerenza delle potenze straniere, in quell’Italia dove nessuno aveva intenzione di perdere il controllo dei propri possessi per quanto esigui potessero essere, non poteva esserci posto per un novello Cesare che potesse fare del suolo italico una terra nuovamente degna degli antichi padri romani.

Cesare Borgia era un condottiero spregiudicato, un uomo ambizioso, astuto e spietato eppure è una delle figure più affascinanti della nostra storia.
Figlio illegittimo di papa Alessandro VI, uno dei papi più avversati e discussi di tutti i tempi, il duca Valentino era ritenuto colpevole di incesto con la sorella Lucrezia e persino sospettato di essere l’assassino del suo stesso fratello, Juan Borgia, il figlio prediletto del papa.

Il desiderio di riscatto, la sete di gloria, la smania di potere che hanno contraddistinto Cesare Borgia hanno fatto sì che egli divenisse fin da subito oggetto di saggi storico-politici, (primo tra tutti “Il principe” di Machiavelli) e in seguito figura di spicco di romanzi storici più o meno verosimili.

Come lo stesso Giulio Leoni scrive nel suo romanzo ci sono due modi per raggiungere la bellezza, due forme diverse di arte che apparentemente sono agli antipodi, sebbene entrambe abbiano come fine ultimo la ricerca della bellezza stessa.
L’artista Leonardo Da Vinci esprimeva il suo desiderio di bellezza attraverso le sue opere, rappresentando l’armonia e le forme perfette del corpo umano, il condottiero Cesare Borgia invece quello stesso desiderio di bellezza lo aveva espresso dando forma ad un grande progetto politico, perché esiste la bellezza anche nell’atrocità.

La figura così spregiudicata e spietata del duca Valentino è una figura affascinante, ma allo stesso tempo piuttosto inquietante.
Nel suo romanzo Giulio Leoni gli riconosce, seppur con degli evidenti limiti, la forza e la capacità necessari per orchestrare un ambizioso progetto politico: Cesare Borgia, l’uomo che voleva diventare re d’Italia.
Quegli stessi limiti gli venivano attribuiti dallo stesso Machiavelli che non aveva esitato ad esporli nel suo capolavoro “Il principe”, pensieri e considerazioni che Giulio Leoni ha sapientemente inserito nel suo romanzo nelle parole che l’ambasciatore di Firenze rivolge al condottiero durante un loro incontro.

Il titolo stesso “Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia” può essere interpretato come un chiaro omaggio all’illustre politico fiorentino.

Lo sfondo storico del romanzo è ricostruito con precisione e i personaggi si muovono sulla scena come attori su un palcoscenico; quando Cesare Borgia dialoga con Machiavelli e Leonardo Da Vinci al lettore sembra davvero di assistere ad una pièce teatrale.

“Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia” è la storia di un uomo enigmatico e sfuggente, un uomo che ancora oggi, a distanza di secoli, riesce a sedurre con il suo fascino e la sua forza.

Da sottolineare infine che, grazie alla bravura di Giulio Leoni, il lettore riesce fin da subito a calarsi nella storia ed avere così la sensazione di assistere in prima persona agli eventi.




domenica 21 ottobre 2018

“Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro


QUEL CHE RESTA DEL GIORNO
di Kazuo Ishiguro
EINAUDI
Il libro, scritto sotto forma di diario, racconta la storia dell’irreprensibile e anziano maggiordomo Stevens, io narrante del romanzo.

Il racconto del viaggio in automobile che Stevens compie sul finire dell’estate del 1956 attraverso la tranquilla campagna inglese per incontrare miss Kenton, una vecchia amica, e chiederle di riprendere il suo posto di governante a Darlington Hall, è in realtà un pretesto per compiere un inaspettato viaggio dentro se stessi e ricordare episodi del passato risalenti agli anni Venti e Trenta, anni in cui Stevens era la servizio di Lord Darlington e Darlington Hall stava vivendo i suoi tempi d’oro.

All’epoca Lord Darlington offriva splendidi ricevimenti e le più grandi personalità del paese e non solo, erano solite frequentare la sua residenza.
Anche Ribbentrop, ambasciatore della Germania hitleriana, era spesso ospite di Lord Darlington e in diversi punti del romanzo traspare, seppur molto velatamente, la simpatia e l’ammirazione che il Lord inglese sembrava nutrire per i nazisti.

Finita la guerra Lord Darlington proprio per le sue discutibili amicizie cadde in disgrazia e la sua reputazione inevitabilmente fu compromessa.
Alla sua morte la residenza fu acquistata da un ricco americano, Mr. Farraday, attuale datore di lavoro di Stevens.

“Quel che resta del giorno” è un romanzo malinconico e inquieto; Stevens passa in rassegna le scelte che l’hanno condotto al presente rivivendo giorno per giorno il suo passato e tristemente si rende conto di quanto tutto si riveli alla fine privo di contenuto. Improvvisamente si fa chiaro dentro di lui che il suo modo di vivere l’ha condotto all’isolamento; egli non è capace di sorridere né di fare battute e si sente confuso e disorientato tra la gente comune.

Ha sacrificato ogni cosa sull’altare del dovere, ha persino rinunciato all’amore anche a quello di una donna speciale, attenta e intelligente quale miss Kenton.
Nella vita di un maggiordomo non c’era spazio per i sentimentalismi, tanto che neppure la morte del padre nella soffitta di Darlington Hall, mentre al piano di sotto si svolgeva un importante ricevimento, lo aveva potuto distrarre dai suoi compiti.

Steven aveva sempre ritenuto che indossare gli abiti del maggiordomo non dovesse essere come recitare una pantomima, quell’abito doveva essere indossato con dignità ogni giorno della settimana, portarlo su di sé significava indossare la propria professionalità.

Una cosa più di tutte però amareggia il protagonista del romanzo al termine del suo viaggio introspettivo: non poter dire di aver scelto un percorso sbagliato. Stevens sa di aver sbagliato, ma gli errori non possono dirsi totalmente suoi.
Egli si è fidato di Lord Darlington con il risultato che ora non può neppure affermare di aver commesso i propri errori perché ha solo seguito gli sbagli di altri.

Gli ho dato tutto quanto di meglio avevo da dare, e adesso – ebbene – adesso mi accorgo che non mi è rimasto molto altro da dare.

Ma a mitigare tanta amarezza non c’è solo la saggezza popolare dell’uomo che Stevens incontra sul molo,

Smettila di guardarti indietro continuamente, altrimenti non puoi far altro che essere depresso. (…) Bisogna essere felici. La sera è la parte più bella della giornata.

ma anche l’assennatezza di miss Kenton addolcisce la malinconia di Stevens:

Dopotutto ormai non si può più mettere indietro l’orologio. Non si può stare perennemente a pensare a quello che avrebbe potuto essere. Ci si deve convincere che la nostra vita è altrettanto buona, forse addirittura migliore, di quella della maggior parte delle persone. E di questo si deve essere grati.

“Quel che resta del giorno” è un romanzo intenso e toccante dove i particolari e le atmosfere vengono descritte accuratamente.
Un libro che ricorda per stile i grandi classici; una storia dall’ambientazione perfetta i cui personaggi sono caratterizzati in maniera magistrale.

Da questo romanzo straordinario, vincitore del Booker Prize nel 1989, il regista americano James Ivory trasse nel 1993 un famoso film con Anthony Hopkins nel ruolo del maggiordomo Stevens ed Emma Thompson nei panni di miss Kenton; anche il film come il libro ottenne un grandissimo successo.



domenica 14 ottobre 2018

“Nerone” di Margaret George


NERONE
di Margaret George
LONGANESI
Lucio Domizio Enobarbo è un discendente della dinastia Giulio-Claudia e la sua vita, per il solo fatto di essere uno dei possibili candidati alla successione, è in pericolo fin dalla sua nascita.

A soli tre anni impara a sue spese che Roma non significa solo potere e grandezza, ma anche rivalità e ferocia.
Suo zio Caligola, forse pensando di poter così eliminare un possibile futuro scomodo rivale, tenta di annegarlo buttandolo in acqua dalla nave e solo il buon cuore di Cherea lo salva da morte certa.

La madre Agrippina è in esilio e lui viene affidato alle cure della zia Lepida, madre di Messalina e moglie del futuro imperatore Claudio.

I giorni felici a casa della zia hanno breve durata perché Agrippina torna quasi subito sulla scena rivendicando il figlio per sé e soprattutto per i suoi disegni politici.

Sarà soprattutto grazie alle macchinazioni e alla spregiudicatezza della madre che Lucio Domizio Enobarbo diverrà l’imperatore Nerone che noi tutti abbiamo conosciuto grazie ai nostri libri di storia.

Ma siamo davvero sicuri che la storia ci abbia tramandato la vera immagine del quinto ed ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia?

Per affermazione della stessa Margaret George il romanzo rappresenta la sua missione di salvataggio di questo sovrano divenuto imperatore all’età di soli sedici anni.

L’immagine che noi tutti abbiamo di Nerone è spesso quella hollywoodiana di un imperatore intento a suonare la cetra mentre Roma sta bruciando o, nella migliore delle ipotesi, quella di un imperatore sopra le righe, inviso tanto al Senato quanto all’intero popolo romano, tanto da essere colpito dalla damnatio memoriae, condanna subita da molti altri imperatori anche se quella neroniana risulta sempre essere forse la più famosa.

La biografia che ci regala Margaret George è una biografia romanzata e seducente, ma anche molto dettagliata e solidamente documentata.

Nerone amava l’arte e la musica e, affascinato dalla bellezza e dall’armonia della Grecia, primo tra tutti gli imperatori provò ad ellenizzare l’Urbe, cercando di fare della città e dei suoi abitanti persone più colte e, per quanto possibile, meno violente.

Egli amava la lotta, la corsa, la poesia e guidare le bighe, amava la competizione, ma non provava alcun piacere nell’assistere ai giochi gladiatori tanto che arrivò a vietare addirittura le uccisioni nell’anfiteatro.

Tutto questo però non può ovviamente cancellare i fatti: Roma era una città violenta, così come feroce era chi deteneva il potere.
Congiure, omicidi e veleni erano il pane quotidiano in un impero dove nessuno si faceva scrupoli neppure di assassinare i proprio congiunti pur di raggiungere il potere e lo stesso Nerone non fu da meno, macchiandosi persino dell’omicidio della sua stessa madre.
Vero è, però, che sotto il suo impero non solo rifiorirono le arti, ma vennero pianificate molte opere di carattere ingegneristico ed architettonico per il bene della comunità, furono ampliati i porti ed apportate sostanziali migliorie in tanti settori.
Per assurdo, proprio questo sovrano che oggi viene ricordato come un uomo corrotto, violento e depravato, in realtà fu, almeno all’inizio del suo impero, un uomo retto, generoso e anche se forse troppo ingenuo, un grande sostenitore della cultura popolare e del popolo stesso.

Azioni che a lui vengono ascritte e per le quali è stato pesantemente condannato, non sono poi così diverse da quelle compiute da alcuni suoi predecessori i quali però non furono altrettanto condannati per esse.

Non possiamo poi non considerare che ciò che ci è stato tramandato su Nerone spesso è giunto a noi grazie ad autori che scrissero durante la dinastia Nerva-Antonina, dinastia che aveva tutto l’interesse a screditare le dinastie precedenti, prima fra tutte proprio quella Giulio-Claudia.

Ero particolarmente curiosa di leggere questo romanzo, perché anni fa avevo letto della stessa autrice Il re e il suo giullare” che raccontava la vita di un altro grande sovrano passato alla storia per la sua spregiudicatezza e la sua violenza, Enrico VIII.

Come immaginavo, non sono rimasta delusa, “Nerone” è infatti un romanzo altrettanto intenso, affascinante ed intrigante.
Margaret George riesce in modo magistrale ad esplorare la psicologia del personaggio ed ad individuarne le fragilità, come già aveva fatto mettendo a nudo l’identità del celebre sovrano inglese.

Nerone, membro di una famiglia tanto influente quanto violenta ed assetata di potere, era cresciuto in mezzo alle congiure e fin da piccolo aveva dovuto imparare a guardarsi le spalle, eppure questo non gli aveva impedito di sviluppare il suo amore per l’arte e per la musica, grazie anche all’influenza dei suoi insegnati tra cui spiccava la figura di Lucio Anneo Seneca.
Ma Nerone, seppur energico ed influente, come ogni uomo al comando era un uomo solo, circondato da gente ambiziosa e priva di scrupoli, era naturale che non sarebbe riuscito per sempre a sottrarsi alla seduzione del potere.
L’amore di Atte, la liberta greca da lui amata e dal quale era profondamente ricambiato, non fu in grado di salvarlo anche da se stesso e Poppea ben presto riuscì ad irretirlo spingendolo verso quelle scelte che tanto contribuirono a renderlo impopolare.

Dobbiamo sempre ricordare che il romanzo di Margaret George non è un resoconto storico, ma piuttosto un’opera di fantasia destinata ad un pubblico del XXI secolo e come tale deve essere interpretata.
La scrittrice ha infatti usato termini moderni, ha in alcuni casi alterato la cronologia dei fatti e dato per sicuri alcuni avvenimenti che la storiografia ritiene invece ancora dubbi, il tutto ovviamente per rendere più fluida la trama e dare vivacità al racconto.

Di sicuro però Margaret George con questo romanzo ci ha regalato un’interessante e affascinante reinterpretazione di un personaggio storico molto discusso, dandoci la possibilità di riflettere in modo nuovo sull’immagine che di lui ci siamo fatti nel corso dei secoli.

“Nerone” è il primo dei due volumi dedicati da Margaret George alla vita del controverso imperatore romano.
Il secondo volume riprenderà il racconto dall’incendio di Roma, dove si interrompe il racconto di questo primo libro, ma, come assicura l’autrice stessa nella nota al termine del romanzo, i due volumi sono indipendenti e pertanto leggibili come romanzi autonomi.