Luigi
De Pascalis torna a narrare le vicende di Andrea Sarra, già protagonista de “La pazzia di Dio” (2010), in una nuova
opera che espande e completa la storia precedente.
Nel
romanzo originale, la narrazione prendeva avvio con la nascita del protagonista
nel 1895, seguendo la sua crescita fino alla partenza per Zanzibar nei primi
anni ’20 del Novecento. In questa nuova
versione, intitolata “Il buio e le stelle,” “La pazzia di Dio” viene inglobato e integrato
come parte di una narrazione più ampia che approfondisce ulteriormente il
destino di Andrea.
Il
romanzo si apre con l’introduzione del capostipite
della famiglia Sarra, Sigismondo, il nonno di Andrea. Sigismondo è
descritto come un uomo autoritario, consapevole del potere che gli derivava
dalla sua posizione di proprietario terriero. Questo spaccato risale agli anni
successivi all’Unità d’Italia, un periodo segnato anche dal fenomeno del
brigantaggio, offrendo un affresco storico denso di dettagli.
Il vero fulcro
dell’ampliamento della narrazione, tuttavia, è costituito dalla permanenza di
Andrea a Zanzibar, un luogo che rappresenta tanto un rifugio quanto un teatro
di conflitti personali e politici.
Ne
“La pazzia di Dio,” il viaggio di Andrea lasciava il lettore col fiato sospeso
e con molte domande sulla possibilità di trovare la libertà e la verità sulla
figura paterna. Ne “Il buio e le stelle,” scopriamo un Andrea profondamente trasformato, segnato dagli orrori della guerra
e sempre più ossessionato dal desiderio di comprendere il passato del padre.
Nonostante il genitore sia deceduto, Andrea sembra ancora alla ricerca della sua
approvazione, come quando da ragazzo scelse di partire per il fronte.
Il contrasto tra il
mondo di Borgo San Rocco, immaginario paese abruzzese che fa da sfondo al primo
romanzo, nonché alla prima parte di questa nuova edizione, e la realtà tumultuosa di Zanzibar è netto. Se da una parte Borgo
San Rocco rappresenta un microcosmo di provincialismo e tradizioni radicate, dove
reale e imponderabile riescono a coesistere; Zanzibar appare come un mondo
affascinante ma pericoloso, popolato da avventurieri, schiavisti e politici
corrotti. Eppure, nonostante l’immensa
distanza dall’Italia, Andrea non sfugge al controllo del regime fascista,
trovandosi a dover affrontare rappresentanti del partito anche lì, in quella
che avrebbe dovuto essere per lui una terra di libertà.
La
narrativa di De Pascalis tesse abilmente una trama in cui i fantasmi del
passato si mescolano con la realtà cruda e complessa del presente, creando un
racconto ricco di pathos e introspezione.
La
scelta di completare e ampliare il romanzo iniziale si rivela non solo
coerente, ma anche necessaria per fornire una conclusione più esaustiva alla
storia di Andrea Sarra.