domenica 20 gennaio 2019

“Sette giorni perfetti” di Rosie Walsh


SETTE GIORNI PERFETTI
di Rosie Walsh
LONGANESI
Sarah, trentasettenne separata e prossima al divorzio dopo un matrimonio durato 17 anni, è una donna che ha girato il mondo e che, dopo essere sopravvissuta ad una tragedia, ha trovato il coraggio di rifarsi una vita lontano da casa, dall’altra parte del mondo ed ora gestisce un ente no-profit insieme a colui che presto diventerà il suo ex-marito.

Di quella ragazzina che era stata descritta dai professori come un’adolescente esitante e non del tutto sicura di sé, non c’è più alcuna traccia nella donna forte, capace e competente che Sarah Harrington sembra essere diventata oggi.

Come ogni anno, da diciannove anni, nel mese di giugno Sarah torna in Inghilterra a trovare i genitori, ma questa volta i suoi non sono a casa ad accoglierla al suo arrivo perché il nonno materno è stato ricoverato d’urgenza ed ha bisogno di assistenza.

Sarah si ritrova sola in quella casa così piena di dolorosi ricordi e, proprio il giorno della ricorrenza della tragedia, mentre ripercorre la strada dell’incidente, il destino le farà incontrare l’uomo che cambierà per sempre la sua vita.

Tra Sarah ed Eddie è amore a prima vista; i due trascorrono sette giorni perfetti ed indimenticabili.

Quando si separano, perché lui deve partire per una vacanza in Spagna programmata da tempo con un amico e lei deve ottemperare a degli obblighi di lavoro concordati precedentemente, si ripromettono che, al loro rientro dai rispettivi impegni di lì ad una settimana, studieranno una soluzione per poter trascorrere insieme il resto delle loro vite.
                
Eddie David è sembrato a Sarah un uomo solido, razionale, impermeabile alle fluttuazioni e quando sparisce nel nulla, non rispondendo più neppure ai suoi messaggi, la donna teme possa essergli accaduto qualcosa di grave.

Nonostante gli amici di Sarah cerchino di farle comprendere che certe cose fanno parte della vita, succedono continuamente e che l’unica cosa sensata sarebbe quella di vedere quei sette splendidi giorni per quello che sono stati, cioè una semplice avventura, la donna non riesce a darsi pace e, a costo di sembrare e diventare pazza, cerca con ogni mezzo di rintracciare Eddie per capire cosa possa essere realmente accaduto.

“Sette giorni perfetti” è un thriller psicologico intenso e coinvolgente dove ogni personaggio gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia.

Ognuno di loro infatti ha qualcosa da raccontare e qualcosa da nascondere, ognuno di loro conosce elementi fondamentali per la soluzione del mistero, piccoli pezzi di un puzzle che pagina dopo pagina si incastrano per rivelarci una verità insospettata.

La narrazione è condotta in modo magistrale dall’autrice e, per quanto il lettore stia attento ai dettagli, ai dialoghi, agli indizi ed a grandi a linee da alcuni accenni riesca ad intravedere una possibile soluzione del mistero, difficilmente sarà preparato al colpo di scena finale.

La bravura dell’autrice consiste proprio nel riuscire a far emergere la verità lentamente attraverso non solo i piccoli indizi lasciati qua a là tra le righe, ma anche attraverso una precisa e dettagliata caratterizzazione psicologica dei personaggi che, proprio grazie al loro vissuto ed alla loro esperienza personale provano a dare interpretazioni più o meno plausibili dell’accaduto.

E proprio perché sono così importanti la psicologia ed il vissuto di ogni personaggio che preferisco non svelarvi nulla di loro per non rovinarvi il piacere della lettura.

Vi posso assicurare però che tutti loro, non solo i protagonisti principali, sapranno catturare la vostra attenzione e coinvolgervi emotivamente con le loro intense storie intrise di passione, amore, rancore, perdono, rabbia, risentimento, paura, sospetto, dolore e rinascita.

A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura nel caso decidiate di leggere questo libro che, dimenticavo di dirvi, è il romanzo d’esordio dell’autrice.




domenica 13 gennaio 2019

“Cuore di riccio” di Massimo Vacchetta


CUORE DI RICCIO
di Massimo Vacchetta
SPERLING & KUPFER

Dopo “25 grammi di felicità”, diventato un bestseller tradotto in moltissimi paesi, in cui Massimo Vacchetta ci raccontava di come avesse ritrovato se stesso grazie alla all’incontro fortuito con un cucciolino di riccio, la famosa Ninna, in “Cuore di riccio” il veterinario torna a parlarci dei suoi piccoli pazienti e del suo centro aperto nel 2014 a Novello nella splendida cornice delle Langhe.

Il Centro recupero ricci “La Ninna” è diventato in pochi anni un punto di riferimento a livello nazionale, ma come ogni realtà che si regge sul volontariato, sulle donazioni e sulla dedizione assoluta del suo fondatore, deve affrontare ogni giorno problemi non solo di tipo economico, ma anche dovuti alla carenza di personale specie in periodi particolari dell’anno.
Per fare qualche esempio: quando escono dal letargo i ricci in difficoltà sono davvero molto numerosi e ognuno di loro necessita di cure personalizzate e poi c’è il periodo delle cucciolate quando i piccoli, devono essere nutriti ad intervalli regolari e frequenti, necessitando così di un’assistenza costante e molto impegnativa da parte dei volontari.

Stress, fatica, ore di sonno perdute non sono nulla per Massimo Vacchetta rispetto all’affetto, alla riconoscenza che queste piccole creature riescono a trasmettere a chi si prende cura di loro e la soddisfazione nell’aiutarle non ha eguali.

In questo secondo libro il dottore dei ricci si confida ancora una volta, aprendo il suo cuore al lettore al quale racconta non solo dei suoi piccoli pazienti, ma anche di se stesso, delle sue paure e di come queste creature, con la loro semplicità ed il loro coraggio, siano state e siano tuttora per lui maestre di vita.

L’empatia che Massimo Vacchetta ha sviluppato nei confronti dei ricci e gli insegnamenti tratti da loro sulla pazienza, sul coraggio, sulla dedizione sono stati fondamentali per lui quando si è trovato a dover affrontare la grave malattia della madre, la sua Franchina.

La vita dà e la vita toglie, così proprio nel momento in cui la malattia della mamma di Massimo peggiora, egli incontra un’amica vera e sincera che subito riconosce come la sorella che non ha mai avuto.

Accettare la sconfitta e la perdita non è mai semplice per il dottore, ogni volta che un riccio ormai guarito viene liberato oppure quando purtroppo non ce la fa,  malinconia e tristezza si impadroniscono inevitabilmente di lui, ma quasi sempre c’è subito qualcun altro che bussa alla sua porta per chiedere aiuto e questo qualcuno non deve avere necessariamente le “spine”, ma ha magari il muso di un’impaurita e smarrita volpina colta di sorpresa da uno spaventoso temporale.

Il veterinario si è ritrovato spesso ad interrogarsi se sia giusto ostinarsi a tenere in vita alcuni disabili come Lisa colpita da un’emiparesi, Musetta sfigurata da un tosaerba o Ditina nata senza le zampine posteriori; ma la risposta per Massimo è sempre la stessa, sì, perché l’attaccamento alla vita che i suoi piccoli pazienti dimostrano deve essere preservato e la loro ostinazione premiata, sempre.

Proprio Lisa, la riccetta disabile a cui un trauma cranico ha provocato un’emiparesi, è la protagonista di questo secondo commovente e coinvolgente libro; trovata boccheggiante in un giardino, dopo essere stata probabilmente investita da un’auto, questa dolce riccia avrà molto da insegnarvi e raccontarvi attraverso le toccanti pagine di “Cuore di riccio”.

L’amore che Massimo nutre per gli animali è lo stesso che molti di noi provano e anche lui, come molti di noi, spesso si sente rivolgere le solite, scontate frasi come “aiutare le persone è un conto, ma i ricci” che possono essere poi cani, gatti, lucertole…
Ma chi ha stabilito che la loro vita valga meno della nostra? Senza contare che spesso  quelle stesse persone non fanno nulla neppure per aiutare i loro simili.

La sofferenza merita sempre conforto, che si tratti di una persona o di un riccio. Ci metto il cuore in entrambi i casi, gli animali, forse, mi sembrano più indifesi, o forse so meglio come aiutarli, ecco perché preferisco occuparmi di loro.

Questo è Massimo Vacchetta, un uomo che ha scelto di dedicare la sua vita a queste creature e che crede sia un  dovere rispettare la nostra Terra, animali compresi.

I ricci, ai quali spesso causiamo dolore e sofferenza senza neppure accorgercene, sono creature deboli ed indifese a rischio di estinzione.
Senza rendercene conto siamo proprio noi  la causa principale dei loro guai; i ricci infatti vengono investiti dalle auto mentre attraversano la strada oppure cadono vittime dei nostri lavori di giardinaggio, spesso venendo bruciati vivi insieme alle sterpaglie o avvelenati dall’uso di diserbanti, pesticidi e quant’altro; senza contare che a volte vengono attaccati dai nostri animali domestici che scorazzano in giardino.

Proprio per questo motivo alla fine del volume è stata inserita un’appendice molto utile e pratica che ci indica le dieci cose da fare e da non fare quando si incontra un riccio.

E’ vero, come Massimo Vacchetta afferma, i ricci sono maestri di vita in grado, grazie alla loro naturale semplicità, di aiutarci a riscoprirne la vera essenza, ma lui stesso è, grazie alla  la sua autenticità ed alla la sua dedizione, attraverso la passione che mette nel suo progetto, attraverso l’amore che dimostra ogni giorno verso queste piccole creature indifese, con il suo coraggio nell’accettare ogni giorno la possibilità della sconfitta e dell’’abbandono, perché l’amore purtroppo è fatto anche di lontananza e di perdita, è egli stesso un grande maestro per tutti noi.

Non è facile rimettersi in gioco, andare controcorrente per aiutare chi è indifeso e farlo ogni giorno senza mai risparmiarsi.
Non possiamo quindi che provare ammirazione per un uomo capace di tanto amore e dedizione, per il suo coraggio e ringraziarlo per tutto quanto sta facendo per queste creature speciali, ma ancora di più per l’esempio che riesce a darci ogni giorno con il suo lavoro.

Credo che abbiate capito che credo molto in questa causa, per cui spero di avervi un po’ incuriosito e avervi fatto venire voglia di leggere il libro con l’acquisto del quale, non solo contribuirete ad aiutare il centro, ma anche alla diffusione della sua attività.




Questi i link per poter approfondire la conoscenza del centro o trovare i contatti in caso di necessità:


   


Qui potete trovare la mia recensione di “25 grammi di felicità”

        


lunedì 31 dicembre 2018

“Viking - La regina del mare” di Linnea Hartsuyker


VIKING
LA REGINA DEL MARE
di Linnea Hartsuyker
GIUNTI
“La regina del mare” è il secondo volume della trilogia "Viking” nata dalla penna di Linnea Hartsuyker.

L’autrice si è ispirata per scrivere questi romanzi alle storie narrate nell’Heimskringla, opera del XIII secolo di Snorri Sturluson, storico, poeta e uomo politico islandese vissuto ben quattro secoli dopo gli eventi storici da lui raccontati.

Sono trascorsi sette anni dalla battaglia di Vestofold, episodio col quale si chiude il primo volume della saga, “Le ossa di Ardal”.

La realizzazione del sogno di Harald di una Norvegia unita sotto il suo regno è ancora lontano.
Molti sono coloro che sono fuggiti in Islanda e da qui progettano, grazia ad un’alleanza con il re di Svezia, di riprendersi i propri regni.
Re Harald nel frattempo è sempre più in aperto contrasto con il suo alleato Re Hakon e la loro unione diviene ogni giorno più incerta ed inaffidabile.

Ragnvald, nonostante creda sempre fermamente alla sua visione e continui a sostenere con tutte le sue forze il progetto del suo re, inizia ad essere stanco di combattere e vorrebbe avere un po’ di tempo per potersi dedicare a Sogn, la sua terra, ma anche ai suoi figli che stanno crescendo senza di lui.

Svanhild in questi anni a fianco del marito Solvi ha viaggiato raggiungendo terre lontane, ha assaporato la libertà, ma anche lei, come il fratello Ragnvald, vorrebbe ora trovare un luogo dove fermarsi e fare crescere il piccolo Eystein.

Eystein è un bimbo gracile che non solo non ha ereditato la forza e la determinazione dei genitori, ma purtroppo neppure la passione per il mare al quale invece preferisce le verdi distese d’erba.   

Svanhild dovrà mettere in campo tutto il suo coraggio se vorrà sopravvivere ai colpi avversi della sorte e si ritroverà a dover compiere ancora una volta scelte molto difficili per poter rimanere padrona del proprio destino.

In questo secondo libro ritroviamo i protagonisti che tanto abbiamo amato nel primo volume della saga: Ragnvald, Solvi, Savnhild,

Ognuno di loro è rimasto se stesso, pur cambiando e maturando; gli eventi li hanno trasformati in uomini e donne diversi eppure ancora fedeli a stessi.

L’impulsivo e avventato Ragnvald, anche se ancora fiero e indomito, è diventato un uomo più riflessivo che ha imparato a giocare d’astuzia.
Lo sconfinato attaccamento per il suo re metterà a repentaglio non solo la sua vita, ma anche i suoi rapporti con parenti ed amici; Ragnvald, però, saprà restare saldo nelle sue convinzioni e fedele alla sua visione del lupo dorato che regnerà un giorno su tutta la Norvegia unita.

Sotto il peso dei dolori e delle avversità, Svanhild, la ragazzina testarda e ribelle, è diventata una donna forte e coraggiosa che ha saputo conquistare per se stessa l’appellativo di regina del mare.
Svanhild però dovrà sfoderare tutta la sua energia e la sua determinazione se vorrà rimanere fedele al suo insaziabile desiderio di libertà.

Il cambiamento non si avverte solo nei protagonisti della storia, ma in tutti i personaggi: mentre Heming prende coscienza di quanto per lui sia negativa l’influenza del padre Hakon, suo fratello Oddi inizia a guardare con nuovi occhi Ragnvald, il suo migliore amico; Harald mano a mano che acquista maggiore fiducia in se stesso, sempre più si allontana dallo zio e consigliere Guthorm; mentre Vigdis acquista un po’ di umanità rispetto alla donna fredda e calcolatrice del primo libro, Hilda si rivela essere invece una buona madre, ma una moglie distante e scostante.

Nonostante un avvio piuttosto lento, questo secondo romanzo si rivela essere assolutamente all’altezza del primo volume della trilogia.

“La regina del mare” è un libro coinvolgente e appassionante dove azione, intrighi, passione, tradimento, violenza e politica si susseguono senza esclusione di colpi.

I personaggi conservano immutato il fascino del primo volume riuscendo a mantenere intatti l’incanto e le emozioni suscitate nel lettore con “Le ossa di Arval”.

Non ci resta quindi che restare in trepidante attesa dell’uscita del terzo e conclusivo libro della saga, The Golden Wolf.






lunedì 24 dicembre 2018

“La dama dei Medici” di Jeanne Kalogridis


LA DAMA DEI MEDICI
di Jeanne Kalogridis
NEWTON COMPTON EDITORI
“La dama dei Medici” è ambientato nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, ma la protagonista non è un’esponente della splendente corte rinascimentale medicea, come ci suggerirebbe il titolo, bensì una ragazza del popolo.

Firenze è stata scomunicata da papa Sisto IV in aperto contrasto con Lorenzo de’ Medici; la guerra è alle porte e, come sempre in questi frangenti, sono proprio i più indigenti ad essere maggiormente colpiti trovandosi a dover subire un aggravamento delle già pessime condizioni di vita in cui versano.

Giuliana era stata abbandonata in fasce dinnanzi all’Ospedale degli Innocenti e qui era rimasta fino a quando, ormai cresciuta, aveva dovuto lasciare la struttura per raggiunti limiti di età.
Dopo essersi rifiutata di sposare il pretendente propostogli dalle suore, un anziano conciatore due volte vedevo e padre di diversi figli, Giuliana, completamente abbandonata a se stessa, tira ora avanti campando di espedienti e di piccoli furti.

A farle compagnia ci sono Tommaso, un orfano di sei anni, la cui madre era morta di peste dinnanzi ai suoi occhi, e Cecilia, di pochi anni più grande di Giuliana, per lei più che un’amica quasi una sorella, conosciuta ai tempi dell’orfanotrofio.

Giuliana, travestita da ragazzo, una sera come tante altre, sta tendendo il “tranello” insieme a Tommaso a quello che in apparenza sembra essere un innocuo ed anziano signore, ma qualcosa va storto e mentre Tommaso riesce a scappare, Giuliana viene invece arrestata.

La ragazza, con il consenso del gendarme, riesce a sottrarsi alla prigione e viene portata via dall’uomo che aveva cercato di derubare.

L’anziano signore però si rivelerà essere un uomo molto diverso da quello che Giuliana aveva immaginato.

Ser Giovanni, il cui vero nome è in realtà Abramo, proporrà a Giuliana di lavorare per lui; quello che le viene richiesto di eseguire è un compito rischioso e pericoloso, ma anche molto ben retribuito.

La proposta dell’uomo è una di quelle proposte irrinunciabili, ma non sarà solo il ricco compenso che indurrà la ragazza ad accettare di collaborare con lui.
                                                                                                                           
Quando Giuliana era stata abbandonata aveva con sé un talismano d’argento, un talismano molto raro e prezioso, un talismano creato per lei dal leggendario Mago di Firenze.
Questo disco d’argento con la raffigurazione del marchio del Mago, un piccolo sole e una luna congiunti, racchiudere in sé un prezioso segreto.
Sarà proprio grazie a questo oggetto che non solo Giuliana avrà la possibilità di scoprire l’identità dei suoi genitori, ma anche di aiutare i Medici e la città di Firenze.

Giuliana è una ragazza intraprendente, fiera e determinata; è solita atteggiarsi a dura, ma in realtà la sua è solo una maschera che indossa per cercare di non soffrire.
Giuliana è spaventata dalla possibilità di perdere le persone a lei care, ha paura dell’abbandono e così cerca di chiudere il suo cuore senza però riuscirci mai completamente.

Non esita a definire se stessa una ladra, un’eretica, una peccatrice, però allo stesso tempo non perde occasione per sottolineare di essere una persona leale.

L’amore per Giuliana è qualcosa che esiste solo per spezzare il cuore, mentre la lealtà è un’altra questione, la lealtà per Giuliana è sinonimo di onore.

Giuliana si dichiara leale in particolar modo verso Lorenzo de’ Medici; come ogni povero, anche lei è furiosa con lui per le condizioni in cui versa la popolazione, ma gli resta comunque fedele perché per lei essere leale verso Lorenzo significa essere leale verso la sua città; per Giuliana Lorenzo il Magnifico e Firenze sono infatti la stessa cosa.

Il romanzo è un’opera di pura fantasia i cui personaggi per quanto affascinanti e veritieri non hanno alcuna attinenza con la realtà.
Gli unici personaggi reali sono Lorenzo de’ Medici e sua madre Lucrezia  Tornabuoni, ma nulla di reale vi è nell’intreccio narrativo che li lega alla vita della protagonista del romanzo.

Il libro di Jeanne Kalogridis è una lettura piacevole che si contraddistingue per la sua trama intrigante, per la sua minuziosa ambientazione storica e per i suoi personaggi affascinanti e ben caratterizzati.

Da sottolineare inoltre la magistrale capacità dell’autrice nell’indurre il lettore a calarsi direttamente nella storia attraverso un’accurata descrizione della topografia della città.
Grazie a questa infatti il lettore si ritrova catapultato nella Firenze medicea sulle tracce dei vari personaggi per assistere quasi in prima persona alle loro imprese; con loro si aggira dalle parti della Chiesa di San Lorenzo, si sofferma ad ammirare le bellezze del Duomo e del Battistero, percorre  Via dei Calzaiuoli e la Via Larga (oggi insieme all’antica Via San Leopoldo divenuta Via Cavour), passa davanti a Palazzo della Signoria, attraversa Ponte Vecchio per dirigersi verso Borgo San Iacopo.  

“La dama dei Medici” potrebbe rientrare come genere, se non fosse per la sua ambientazione nel Rinascimento italiano, tra i romanzi cosiddetti di “cappa e spada” di cui il bello e tenebroso maestro di spada Niccolò potrebbe essere un protagonista perfetto.

Il libro di Jeanne Kalogridis è un romanzo avvincente, suggestivo e coinvolgente; una lettura che ha confermato la buona impressione che mi ero fatta di questa autrice quando qualche tempo fa avevo letto “La sposa dell‘inquisitore” edito da Longanesi.






domenica 2 dicembre 2018

“Origin” di Dan Brown


ORIGIN
di Dan Brown
MONDADORI
Edmond Kirsch, miliardario quarantenne futurologo, guru dei computer, inventore ed imprenditore fuori dagli schemi, nonostante la sua giovane età ha già ideato un notevole numero di tecnologie avanzate che hanno rappresentato un incredibile salto in avanti in svariati campi: dalla robotica alle neuroscienze, dall’intelligenza artificiale alle nanotecnologie.

Ora Edmond Kirsch è pronto a svelare la sua ultima scoperta, qualcosa di grandioso e inimmaginabile, qualcosa che avrà un impatto profondo sui credenti di tutto il mondo qualunque religione essi professino.

Il quarantenne futurologo sostiene infatti di aver trovato la risposta ai due misteri che da sempre stanno al centro dell’esperienza umana, la creazione e il destino dell’uomo.
Kirsch in una conferenza indetta al museo Guggenheim di Bilbao risponderà alle due domande fondamentali sulle quali l’umanità si interroga da secoli: Da dove veniamo? Dove andiamo?

Edmond Kirsch vent’anni prima era stato uno tra gli studenti più promettenti di Robert Langdon all’università di Harvard dove aveva seguito il suo seminario su “Codici, cifrari e il linguaggio dei simboli”.
La passione per il computer aveva allontanato quasi subito il giovane Edmond dal mondo della semiotica, ma tra alunno e insegnate era nato un solido legame.
Proprio per questo motivo Langdon è uno degli invitati alla serata a cui prenderanno parte solo ospiti illustri, serata nella quale Edmond Kirsch divulgherà la sua preziosa scoperta.

Alla conferenza però qualcosa andrà storto e il professor Langdon si troverà in grave pericolo; costretto a fuggire, non solo dovrà lottare per la propria sopravvivenza, ma anche per difendere l’inestimabile patrimonio di conoscenza del suo ex-alunno che rischia di andare perduto per sempre.

Credo che pochi scrittori riescano a catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine di un romanzo come è in grado di fare Dan Brown.

Non sono un’appassionata del genere thriller, ma ogni volta che affronto la lettura di un libro di questo autore, nonostante magari abbia già divorato un centinaio di pagine rendendomi conto perfettamente che non è ancora accaduto nulla di concreto nella storia, la suspense che Dan Brown riesce a creare fa si che diventi per me praticamente impossibile trovare la forza di posare il volume.

“Origin” è ambientato in una cattolicissima Spagna post-franchista, dove il re in fin di vita, assistito dal suo confidente e consigliere, il rigido vescovo Antonio Valdespino, sta per lasciare il regno nelle mani del suo unico figlio.
In un paese dove ogni giorno cresce sempre di più il desiderio di laicizzazione, la gente si chiede che tipo di re sarà l’erede al trono le cui idee sono avvolte ancora nel mistero.
Di lui, in verità, si sa solamente che ha scelto di sposare una donna non nobile, forte e indipendente, Ambra Vidal, la direttrice del museo Guggenheim; questo lascerebbe presagire forse un’apertura verso un futuro più libero e indipendente.

“Origin” è un romanzo che oltre ad avvicinarci al mondo dell’arte moderna e contemporanea, cercando di darci qualche definizione e qualche parametro che ci aiuti ad orientarci in questo campo, per me devo ammettere ostico e sconosciuto quanto al professor Langdon, ci pone anche diversi interrogativi attuali e piuttosto delicati, non solo sull’annosa questione del rapporto che intercorre tra scienza e religione, ma anche su quanto le nuove tecnologie stiano cambiando il nostro modo di rapportarci con il mondo e interagire con il prossimo.

Non potendo anticiparvi molto di più, per non rovinarvi il piacere della lettura, vi posso solo dire che trama avvincente e adrenalinica, cospirazioni e teorie complottistiche, intelligenze artificiali e colpi di scena oltre alla presenza dell’immancabile Robert Langdon, l’affascinante protagonista dei migliori romanzi di Brown, sono gli ingredienti che fanno di “Origin” un altro bestseller assolutamente da leggere per gli appassionati del genere e non solo.





sabato 24 novembre 2018

“Dante. Una vita in esilio” di Chiara Mercuri


DANTE
UNA VITA IN ESILIO
di Chiara Mercuri
EDITORI LATERZA
Non è facile comprendere oggi cosa davvero significasse nell’Italia del Trecento essere mandati in esilio.
Essere cacciati non comportava esclusivamente dover lasciare la propria città, il proprio nido per mai più farvi ritorno, ma voleva dire perdere tutto sia dal punto di vista economico che dal punto di vista morale ed affettivo.
I beni confiscati, la casa distrutta pietra a pietra erano solo gli effetti tangibili dell’esilio, ma ciò che più di ogni altra cosa decretava la rovina dell’esule era dover fare i conti, giorno dopo giorno, con la propria dignità calpestata, con la freddezza e l’imbarazzo degli amici, con la consapevolezza che i propri figli avrebbero pagato duramente per le colpe dei padri.

Il libro di Chiara Mercuri parte proprio da questi aspetti per raccontarci la vita e le opere di Dante Alighieri.

La prima parte del libro si focalizza su Firenze e sugli scontri sempre più accesi che nacquero tra le due opposte fazioni, quella dei Guelfi Bianchi capitanata dalla famiglia Cerchi  e quella dei Guelfi Neri capeggiata dalla famiglia Donati.
La lotta andava ben oltre una mera questione politica che contrapponeva la benevolenza dei Bianchi nei confronti dell’Impero al vigoroso sostegno dei Neri nei confronti del Papato, in verità quello per cui si combatteva davvero era il dominio sulla città di Firenze.

stemma dei Cerchi
I Cerchi erano una famiglia nuova, arrivata dal contado, che in poco tempo, grazie alle ricchezze derivanti dal commercio, era diventata una delle famiglie più ricche d’Europa.
Al contrario i Donati, famiglia di antico lignaggio, ancora legati all’immagine di un tempo per cui la nobiltà si misurava con le armi e non col il dialogo ed il fiorino, mal digerivano l’avanzata di questi parvenu che amavano ostentare il loro ingente patrimonio.

Due furono le grandi passioni di Dante Alighieri: la politica e la poesia.

Così, se la prima parte del libro è dedicata alla sua attività politica, la seconda parte è incentrata sulla sua poetica e sulla genesi delle sue opere letterarie.
stemma dei Donati
L’approccio alle opere di Dante che Chiara Mercuri propone è lontano da quello  scolastico a cui la maggior parte dei lettori è abituato; quello della Mercuri è un approccio più vivo, più intimo che coinvolge il lettore rendendolo partecipe della vita del poeta, tanto che, per la prima volta, riusciamo a provare empatia nei confronti dell’uomo del quale ognuno di noi sui banchi di scuola ha sempre percepito la grandezza, ma anche un certo straniamento.
Chiara Mercuri ci regala un’immagine di un Dante decisamente meno distaccato; facciamo così la conoscenza di un uomo appassionato di politica, un amico fedele, un letterato moderno, un padre in pena per i figli, un cittadino preoccupato per la sua città.

Il Dante di cui leggiamo nelle pagine del libro di Chiara Mercuri è un personaggio scomodo per la Firenze dell’epoca perché, proprio a causa di quell’amore che egli prova per la sua città, non desiste mai dal denunciarne pubblicamente, con le sue epistole e con le sue opere, i mali e vizi  che la affliggono: corruzione, violenza e cupidigia.

Dante condanna pesantemente Vieri de’ Cerchi per non aver reagito con decisione nel momento cruciale; non gli perdona di aver temporeggiato, di aver rimandato lo scontro con Corso Donati, un uomo violento e nemico delle leggi.
Secondo le accuse di Dante Vieri de’ Cerchi si sarebbe fatto rovinare per tirchieria, per paura di sperperare denaro pagando armati che difendessero il suo partito, ma come giustamente  l’autrice ci ricorda, per quanto sia nostro desiderio essere solidali con Dante, non possiamo esimerci dal notare che i Cerchi pagarono  a caro prezzo l’atteggiamento del loro capo poiché la loro famiglia tra le più ricche d’Europa venne di colpo spazzata via.

“Dante. Una vita in esilio” è un libro che, pur presentando diverse inesattezze storiche,  risulta una lettura interessante perché porge notevoli spunti di riflessione sulla vita del poeta e sulla Firenze del suo tempo.

La scrittura scorrevole, lo stile appassionato ed i puntali e numerosi riferimenti alle opere di Dante rendono la lettura del libro piacevole come se si trattasse di un romanzo.

Gli errori riportati nel libro, possiamo citarne ad esempio uno molto evidente ovvero Beatrice sposata a Forese Donati anziché a Simone de’ Bardi, pesano indubbiamente sulla sua veridicità, così da non poterlo ritenere un saggio valido ed affidabile.

A dispetto di tutto però non mi sento di sconsigliarne la lettura perché il libro di Chiara Mercuri ha, nonostante gli evidenti limiti, una grande pregio ossia quello di saper risvegliare in noi l’interesse nei confronti delle opere di Dante, ma soprattutto, servendosi di accostamenti con quella contemporanea, di risvegliare il nostro interesse nei confronti della politica dell’epoca.




domenica 11 novembre 2018

“1791 Mozart e il violino di Lucifero” di Davide Livermore e Rosa Mogliasso


1791 MOZART
E Il VIOLINO DI LUFICERO
di Davide Livermore e Rosa Mogliasso
SALANI EDITORE
Flavio Tondi è un virtuoso del violino, un uomo preciso e metodico, unica sua debolezza il gentil sesso. La sua vita è segnata da donne fatali e tra queste una su tutte, l’unica vera donna della sua vita, Samuela Bravermann, con la quale si è sposato due volte e dalla quale altrettante volte ha poi divorziato. 
Il maestro Tondi incontra Samuela nuovamente a Parigi e tutto lascia presagire che, con ogni probabilità, i due torneranno insieme nonostante lui al momento sia sposato con un’altra donna. 
Durante un concerto lo Stradivari, l’inseparabile compagno del violinista, resta intrappolato nelle ante scorrevoli della porta a vetri del corridoio dei camerini e va in frantumi.
Lo Stradivari però racchiude un segreto di incalcolabile valore, un segreto che è stato nascosto all’interno dello strumento centinaia di anni prima. 
La storia inizia infatti nell’anno 1706 in un antico monastero nei pressi di Dresda  dove, per bocca di una giovane fanciulla, viene rivelata una oscura profezia che mette in guardia i potenti della terra dal Puledro dorato che presto galopperà nel mondo e che, dopo avergli fatto provare l’angoscia del soldato che affronta la guerra, reciderà loro le corone dal capo . 
Partendo proprio da questa profezia si dipana una storia fantastica i cui protagonisti sono in parte reali e in parte di pura invenzione.
I personaggi sono numerosissimi: conti, marchesi, cantori evirati, musicisti, angeli, sovrani e gran dame di corte, tutti schierati chi da una parte chi dall’altra nel sanguinoso conflitto in corso tra Lucifero e Mammona. 
Un thriller storico che conduce il lettore pagina dopo pagina ad indagare su un mistero che si dipana dal Settecento ai giorni nostri e i cui principali protagonisti altri non sono che il genio di Mozart e la sua straordinaria musica. 
Il romanzo nasce dalla collaborazione tra Davide Livermore, regista d’opera tra i più importanti della scena internazionale, e Rosa Mogliasso, laureata in Storia e critica del cinema e autrice già di numerosi romanzi, un connubio molto ben riuscito in grado di far rivivere il teatro e la musica classica attraverso le pagine di un libro.
Da non dimenticare inoltre le bellissime illustrazioni ad opera di Francesco Calcagnini, scenografo e regista, che fanno da cornice e impreziosiscono il volume; da sottolineare in modo particolare l’affascinante illustrazione della copertina che sorprende il lettore sotto la sovraccoperta del volume. 
“1791 Mozart e il violino di Lucifero” è un thriller appassionante e coinvolgente anche se talvolta forse un po’ ostico e di ardua interpretazione per chi completamente digiuno di conoscenze musicali. 
Come tipologia il romanzo potrebbe essere accostato a “Il codice Da Vinci”, come nel racconto di Dan Brown infatti il lettore viene accompagnato a far luce su eventi che hanno radice nel passato ma che, essendo ormai giunti alla resa dei conti finale, hanno pesanti ripercussione sul presente. 
I personaggi del romanzo sono tutti molto convincenti tanto che il lettore stenta tantissimo a districarsi tra ciò che è reale e ciò che invece è solo frutto della fervida fantasia degli autori; le note che si trovano in fondo al volume sono quindi un elemento davvero prezioso per fare chiarezza una volta terminata la lettura.  
Ogni protagonista è affascinante a modo suo, ma fra tutti il personaggio di Venanzio Rauzzini, musico soprano allievo del Porpora e la cui voce di castrato fu l’unica amata da Mozart, è quello che forse più di tutti intriga e attrae il lettore. 
Venanzio è una figura che appassiona fin dalla sua apparizione quando bambino viene venduto al principe di San Severo e inizia così la sua carriera artistica, una carriera che se da un lato gli porterà via tanto dall'altro gli saprà donare anche molto.
Il Venanzio Rauzzini del romanzo è un personaggio dotato di grande capacità di adattamento e in grado di saper reagire ai colpi bassi della sorte.
Venanzio non si abbatte facilmente e se accade è solo per la frazione di un attimo perché lui è uno spirito libero, un combattente che ama la vita, un uomo guidato dalla passione; egli non dimentica mai nulla né il bene che gli è stato fatto né i torti che è stato costretto a subire, ma più di ogni altra cosa Venanzio non dimentica gli amici tanto che per tutta la vita resterà legato al ricordo del suo amato amico d’infanzia, Ferruccino suo. 
“1791 Mozart e il violino di Lucifero” è un libro diverso, un romanzo di indagine coinvolgente e carico di suspense, ma che sa anche regalare al tempo stesso struggenti pagine di intensa emozione come nella migliore tradizione operistica.