domenica 27 luglio 2014

Eduardo De Filippo (1900-1984) e "Le poesie"


Sono nato a Napoli il 24 maggio 1900, dall’unione del più grande attore-autore-regista e capo-comico napoletano di quell’epoca, Eduardo Scarpetta con Luisa De Filippo, nubile. Ma ci volle del tempo per capire le circostanze della mia nascita perchè a quei tempi i bambini non avevano la sveltezza e la strafottenza di quelli d’oggi e quando a undici anni seppi che ero “figlio di padre ignoto” per me fu un grosso choc. La curiosità morbosa della gente intomo a me non mi aiutò certo a raggiungere un equilibrio emotivo e mentale. Così, se da una parte ero orgoglioso di mio padre, della cui Compagnia ero entrato a far parte, sia pure saltuariamente, come comparsa e poi come attore, fin dall’età di quattro anni quando debuttai nei panni d’un giapponesino nella parodia dell’operetta Geisha, d’altra parte la fitta rete di pettegolezzi chiacchiere e malignità mi opprimeva dolorosamente. Mi sentivo respinto, oppure tollerato e messo in ridicolo solo perchè “diverso”. Da molto tempo, ormai, ho capito che il talento si fa strada comunque e niente lo può fermare, ma è anche vero che esso cresce e si sviluppa più rigoglioso quando la persona che lo possiede viene considerata “diversa” dalla società. Infatti, la persona finisce per desiderare di esserlo davvero, diverso, e le sue forze si moltiplicano, il suo pensiero è in continua ebollizione, il fisico non conosce più stanchezza pur di raggiungere la meta che s’è prefissa. Tutto questo però allora non lo sapevo e la mia “diversità” mi pesava a tal punto che finii per lasciare la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada. Dovrei dire: di trovare la mia strada nella strada che avevo già scelto da sempre, il teatro, che è stato ed è tutto per me. 

(Da “Eduardo De Filippo. Vita e opere”. Arnoldo Mondadori Editore, 1986)


Eduardo De Filippo è conosciuto da tutti come autore di teatro oltre che come regista ed attore, ma pochi sanno però che il grande Eduardo fu anche autore di poesie.
All’inizio si trattava di semplici componimenti giovanili, ma nel corso degli anni questa sua attività divenne complementare alla sua produzione teatrale.

LE POESIE
di Eduardo De Filippo
EINAUDI 

Come lo stesso De Filippo ha più volte raccontato succedeva spesso che durante la scrittura di una commedia la sua ispirazione subisse degli arresti, delle pause e allora per non interrompere il lavoro, dal momento che la voglia di riprenderlo sarebbe stata certamente assente, Eduardo lo accantonava per un momento e, con un foglio bianco dinnanzi a lui, iniziava a buttare giù dei versi che avessero attinenza con i personaggi della commedia a cui stava lavorando.
Nascono così poesie come “Tre ppiccerille” legati alla celebre “Filumena Marturano” o “Donn’Amalia” e “L’enemì” legate a “Napoli Milionaria”.

Il linguaggio di De Filippo non è il linguaggio plebeo che possiamo ritrovare ad esempio in Raffaele Viviani il quale aveva esperienza diretta di un mondo fatto di lavandaie, scugnizzi, domestiche, acquaioli, artigiani...
La lingua di De Filippo è quella della borghesia nel primo novecento e il linguaggio del popolo che lui utilizza nasce dalla sua acuta capacità di osservare quelle categorie di persone che egli non frequenta abitualmente.

Nelle poesie di Eduardo De Filippo troverete tutta quell’ironia che spesso fa sorridere, ma allo stesso tempo fa riflettere, quella sua sottile comicità nella descrizione di personaggi e situazioni che sono sì divertenti, ma spesso anche terribilmente amare.

De Filippo ci racconta la sua Napoli con un paternalismo bonario, ci racconta una Napoli fatta di macchiette e di personaggi che vivono ‘into vascio (nel basso, abitazione poverissima sulla strada), che si ingegna per tirare a campare, che campa ‘a bona ‘e Dio.

Nella produzione teatrale di Eduardo così come nelle poesie c’è tutta la filosofia di un popolo, quello napoletano, per cui la famiglia e i figli vengono prima di tutto “E figlie so' figlie e so' tutt'eguale!" (da "Filumena Marturano"), un popolo abituato a dimenticare i torti subiti “chi avuto-avuto” tipico del famoso detto “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”.

Non posso dirvi che le poesie di Eduardo siano facilissime da leggere perchè il napoletano è piuttosto ostico per chi è completamente digiuno di questo dialetto, ma le note a piè di pagina facilitano molto chi decida di cimentarsi in questa avventura letteraria.
Da parte mia posso dirvi che lo sforzo sarà ben ripagato perché non solo sono poesie molto interessanti ma sono anche un pezzo di storia del nostro paese.

Mi piacerebbe chiudere questo post con ‘E pparole (tratta dal volume “Le poesie” edito da Einaudi). La scelta di questi versi è stata totalmente casuale perché tutte sono poesie bellissime che meriterebbero di essere lette.


‘E pparole

Quant’è bello ‘o culore d’e pparole
e che festa addiventa nu foglietto,
nu piezzo ‘e carta -
nu’ importa si è stracciato
e po’ azzeccato -
e si è tutto ngialluto
p’ ‘a vecchiaia,
che fa?
che te ne mporta?
Addeventa na festa
si ‘e pparole
ca porta scritte
so’ state scigliute
a ssicond’ ‘o culore d’ ‘e pparole.
Tu liegge
e vide ‘o blù
vide ‘o cceleste
vide ‘o russagno
‘o vverde
‘o ppavunazzo,
te vene sotto all’uocchie ll’amaranto
si chillo c’ha scigliuto
canusceva
‘a faccia
‘a voce
e ll’uocchie ‘e nu tramonto.
Chillo ca sceglie,
si nun sceglie buono,
se mmescano ‘e culore d’ ‘e pparole.
E che succede?
Na mmescanfresca
‘e migliar’ ‘e parole,
tutte eguale
e d’ ‘o stesso culore:
grigio scuro.
Nun siente ‘o mare,
e ‘o mare parla,
dice.
Nun parla ‘o cielo,
e ‘o cielo è pparlatore.
‘A funtana nun mena.
‘O viento more.
Si sbatte nu balcone,
nun ‘o siente.
‘O friddo se cunfonne c’ ‘o calore
e ‘a gente parla cumme fosse muta.
E chisto è ‘o punto:
manco nu pittore
po’ scegliere ‘o culore d’ ‘e pparole.

(1971)





2 commenti:

  1. Ho letto con molto interesse questo tuo articolo, grazie per questo contributo alla diffusione di ciò che è stato e sarà per sempre quella immensa figura che è Eduardo. Io, da umile teatrante, dico che è stato geniale, e che non ha nulla da invidiare ai grandissimi dei secoli passati.
    Luz

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    1. Sono contenta ti sia piaciuto, quando si decide di parlare di personaggi così importanti si ha sempre sempre paura di sbagliare qualcosa, ti avvicini a loro con un timore reverenziale.
      Adoro il teatro di De Filippo e quel suo modo di riuscire a farti sorridere nonostante l'amarezza...davvero un grande.

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