mercoledì 25 aprile 2018

“La libreria dove tutto è possibile” di Stephanie Butland


LA LIBRERIA DOVE TUTTO È POSSIBILE
di Stephanie Butland
GARZANTI
A York, nel Nord dell’Inghilterra, c’è una piccola libreria, Giro di Parole, dove i collezionisti possono scovare prime edizioni dei loro autori preferiti e i lettori comuni possono trovare un libro di seconda mano, un volume che sta aspettando proprio loro per dare inizio a una seconda vita.

“Giro di Parole” è per Loveday Cardew un luogo sicuro e accogliente, una seconda casa. Tra i vecchi libri e gli scaffali sgangherati, la ragazza si sente protetta, i libri la conoscono e lei conosce loro, non c’è bisogno di fingere con i libri, nulla da cui nascondersi.

Le storie appartengono ai lettori che in esse possono trovare riflessa  la  loro stessa vita. Loveday ha scelto per questo di tatuarsi gli incipit dei romanzi che più sente affini: Anna Karenina, Jane Eyre, I bambini della ferrovia…

E’ un bene per lei che ci siano i libri a ricordarle che il mondo è pieno di storie dolorose che, almeno potenzialmente, assomigliano alla sua.

Abbandonata dalla madre naturale all’età di dieci anni, Loveday è cresciuta con una madre affidataria.
Annabel era una donna gentile e premurosa, ma nonostante i ripetuti sforzi, non era mai riuscita nel corso degli anni ad abbattere il muro di silenzio che Loveday, per proteggersi dal mondo esterno, aveva costruito attorno a sé.

Appena possibile, spinta dal desiderio di rendersi indipendente, Loveday aveva cercato un lavoro che le permettesse di mantenersi dignitosamente.

Assunta giovanissima, quindici anni appena, a Giro di Parole, in Archie, il suo proprietario, Loveday aveva  trovato, fin da subito, un amico più che un capo vero e proprio.

Archie è un tipo eccentrico e socievole, che ama parlare con la gente e raccontare di sé e di come sia stata movimentata la sua vita prima di acquistare la libreria.

Loveday e Archie sono caratterialmente agli antipodi: introversa e riservata lei, estroverso e ciarliero lui; ma il loro sodalizio sembra aver trovato un equilibrio perfetto anche perché gli opposti hanno il grande vantaggio di compensarsi a vicenda.

Un giorno qualcosa spezza la tranquilla routine della vita in libreria: in negozio vengono consegnati strani volumi.
Loveday si ritrova giorno dopo giorno a sfogliare dei libri che sono strettamente legati alla sua infanzia.
Difficile capire chi li abbia recapitati, ma pensare ad una coincidenza diventa ogni giorno più improbabile.
Chi invia questi volumi conosce Loveday, la sua famiglia e sopratutto quel passato misterioso e doloroso dal quale lei ha cercato in tutti i modi di fuggire.

Loveday sarà così costretta a fare i conti con quanto ha sempre cercato di dimenticare e dovrà trovare il coraggio di affrontare quanto accaduto nella sua infanzia, se vorrà essere finalmente libera di vivere la sua vita.

Il libro di Sthephanie Butland è una lettura piacevole, una storia che riesce a catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine; personalmente l’ho letto tutto d’un fiato in un sol giorno, cosa che non sarebbe stata assolutamente possibile, se il romanzo non mi avesse profondamente coinvolta.

La scrittura è scorrevole, veloce e il ritmo serrato.

La narrazione del presente si intreccia con il racconto degli eventi passati.
Due sono le finestre aperte su quanto accaduto precedentemente nella vita di Loveday: da una parte il racconto della breve e incresciosa storia sentimentale con Rob, un uomo conosciuto in libreria, dall’altra il racconto dell’infanzia di Loveday, che svela al lettore il mistero sulla sua famiglia.

La fluidità della narrazione, nonostante questa si svolga attraverso continui salti temporali, non ne risente minimamente e, contrariamente a quanto spesso accade in questi casi, non confonde per nulla il lettore che ne rimane anzi piacevolmente coinvolto.

I personaggi che animano la storia sono tutti ben caratterizzati psicologicamente.
Ognuno di loro è parte integrante della narrazione in quanto elemento di ausilio all’economia della trama.

Loveday è un personaggio che incanta il lettore il quale viene conquistato dalle sue contraddizioni.
E’ una ragazza forte e determinata, ma allo stesso tempo fragile e insicura.
Gli eventi tragici del suo passato l’hanno segnata profondamente e, sebbene possieda un carattere indipendente, non è facile per lei riuscire a mantenere quel distacco nei confronti del prossimo che tanto si impone di provare.
La sua scarsa fiducia in se stessa la frena nei rapporti con gli altri, facendola apparire distante, ma la sua è solo una maschera.

Annabel prima e Archie dopo di lei, hanno provato a perforare la corazza di Loveday: Annabel ha fallito miseramente, Archie ha invece riportato una vittoria ma solo parziale.
Spetterà a Nathan, con i suoi tratti da troppo bello per essere vero, riuscire a fare breccia nel cuore di Loveday.

Nathan è un bel ragazzo, dolce, premuroso, comprensivo, non fa domande, è un poeta e un mago, ma anche lui come tutti nasconde un suo lato misterioso.

Tutti i personaggi portano con sé qualcosa che li ha emotivamente segnati: Rob, Nathan, Melodie, Loveday, Archie, ognuno di loro deve fare i conti con il proprio passato, le proprie debolezze, le proprie insicurezze.
Qualcuno, come Nathan, ha trovato la forza per rialzarsi, altri invece, come Rob, non ce l’hanno fatta.

C’è una citazione che spesso troviamo in rete, una frase dall’attribuzione incerta (forse di Platone o Filone di Alessandria, forse di Ian Maclaren, certamente citata da Carlo Mazzacurati) che si adatta perfettamente ai personaggi di questo libro, quella frase è un invito affinché ciascuno di noi si ricordi di cercare di essere sempre gentile con chiunque si incontri perché ogni uomo sta combattendo una battaglia di cui non sappiamo nulla.

“La libreria dove tutto è possibile” è un romanzo che crede nel potere terapeutico e salvifico dei libri, è una vera dichiarazione d’amore nei loro confronti.

Come diceva Montesquieu “non ho mai provato un dolore che un'ora di lettura non sia riuscita a far svanire”.




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